Il “complotto” dei Netanyahu avvelena la campagna elettorale
Sara Netanyahu accusa Yair Golan di aver saputo in anticipo dell’attacco del 7 ottobre. Il leader dei Democratici annuncia una causa per incitamento.

ANSA
Un attacco frontale. Il segno di una campagna elettorale avvelenata. A sferrarlo è la donna più potente di Israele: Sara Netanyahu, moglie del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il bersaglio dell’attacco mediatico è il presidente dei Democratici, Yair Golan.
Lunedì sera Channel 14, la rete televisiva filo-Netanyahu, ha mandato in onda un’intervista alla moglie del primo ministro. Una delle domande riguardava Golan, ma su un tema che nulla aveva a che fare con la “bomba” sganciata dalla “first lady” d’Israele. Sara Netanyahu parte lancia in resta e tira fuori la teoria del complotto del “tradimento dall’interno”, diffusa tra i sostenitori di destra di Netanyahu, secondo la quale Golan e altre figure di spicco sarebbero stati a conoscenza in anticipo dell’imminente attacco del 7 ottobre 2023.
Sara Netanyahu si è chiesta come Golan, ex vicecapo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), fosse riuscito ad arrivare sul posto così presto il 7 ottobre, «già vestito e pronto», mentre altri, «compreso il primo ministro», non erano a conoscenza di quanto stesse accadendo.
Intervenendo martedì mattina su Army Radio, Golan ha dichiarato di voler citare in giudizio Sara Netanyahu, accusandola di alimentare «un incitamento continuo e folle». «Sara Netanyahu ha diffuso una falsa teoria del complotto nel tentativo di riscrivere i fatti del 7 ottobre, trasformando in traditori coloro che sono scesi in campo per salvare vite umane e in vittime coloro che hanno abbandonato la sicurezza di Israele», ha poi scritto Golan su X.
«Non permetteremo loro di cancellare la verità né l’eroismo dei soldati, dei volontari e dei civili che si sono fatti avanti quando il governo è crollato», ha aggiunto, impegnandosi a istituire una commissione d’inchiesta statale sui fallimenti legati all’attacco.
Golan ha paragonato quella retorica alla condotta del primo ministro nel 1995, aggiungendo: «Ricordiamo tutti come andò a finire» — riferendosi all’assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin, avvenuto nel 1995 per mano dell’estremista di destra Yigal Amir, e alle successive accuse secondo cui Benjamin Netanyahu avrebbe contribuito al clima di incitamento che precedette l’omicidio.
Un clima sempre più arroventato. Benjamin Netanyahu segue la linea dettata da Sara Netanyahu e, in una diretta Instagram, ha affermato che alti ufficiali delle Idf e della Difesa avrebbero deliberatamente scelto di non svegliarlo la mattina dell’attacco di Hamas perché «sapevano che, in qualità di primo ministro d’Israele, avrei immediatamente dato l’ordine di mettere in allerta l’intero esercito».
Da responsabile a vittima. Il duo Sara e Bibi ha confezionato il “complotto”, indicandone i colpevoli. E siamo solo agli inizi. Il “complotto” è servito.
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