Il caso Venezi e l'ennesimo pasticcio della destra sulla cultura
Dal caso Venezi alla gestione delle istituzioni culturali, polemiche e contraddizioni mettono in discussione la narrazione meritocratica del governo.

Archivio Rinascita
Ma che musica maestro! Ennesima figuraccia della destra. Beatrice Venezi figlia di un imprenditore iscritto a Forza Nuova e voluta dal governo alla Fenice licenziata per aver insolentito i musicisti dell'orchestra, a suo dire raccomandati dai genitori, in una intervista rilasciata ad un giornale argentino. Indignazione generale. Così il sovraintendente Colabianchi ha sospeso Venezi da La Fenice. E il ministro della Cultura Giuli ha approvato la decisione. Mentre il sindaco Brugnaro sponsor di Venezi ha taciuto. Fine della farsa meritocratica. Ed altro discredito per la destra. Non ce ne è una che fili liscia.
Da telemeloni alla authority sulla privacy alle mance sui filmetti patriottardi. Dalle dimissioni di Mereghetti dalla Commissione cinema, alla guerriglia tra Buttafuoco e Giuli sul padiglione russo alla Biennale, passando per lo scandalo di Giuli che si stampa catalogo e libro del 2012 sulla Dea Cibele, e fa presentare il tutto ai Lincei. Per non dire della pochade con graffi che travolse l'allora ministro Sangiuliano apripista del dandy esoterico Giuli. E le ridicole linee guida all'Istruzione che degradano il Manzoni a romanzetto. L**'egemonia della destra è ormai un campo di rovine**. Si sono incartati e hanno finanziato "Vita da Pingitore" bocciando le sceneggiature di Bertolucci! Un sol grido si leva dal mondo culturale italiano: facciano armi e Bagaglino e se ne vadano.
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