Il caso Bartolozzi e il panico totale della destra

Bruno GravagnuoloFlusso Quotidiano
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ANSA

Ora sono davvero nel panico. Nordio chiede scusa per le parole sui magistrati della sua capa di gabinetto Giusi Bartolozzi, già nota per missive ministeriali e oltranze varie. Stavolta nel corso di un scontro televisivo a Telecolor, in Sicilia, Bartolozzi aveva parlato dei magistrati come "plotone di esecuzione". E urlato testualmente: "Votate sì così ce li togliamo di mezzo perché i magistrati sono un plotone di esecuzione".

Nordio si è subito dissociato e scusato, mentre ovviamente si è scatenato il fuoco di fila delle opposizioni per chiedere le dimissioni della capo di gabinetto, non nuova ad uscite del genere. Ma l'episodio è solo una voce dal sen fuggita. La destra vuol davvero togliersi di mezzo il fastidio dei magistrati, e a poco valgono le scuse di Nordio, che a sua volta più volte ha tralignato, per poi far marcia indietro. Ma solo quando i buoi erano già fuggiti dalla stalla.

Insomma questi della destra proprio non ce la fanno a contenersi. Prima denunciano la politicizzazione del referendum e subito dopo la buttano in politica e in bagarre ideologica, con tanti saluti al merito tecnico da loro stessi invocato come il vero tema. Le ulteriori prove del loro stato confusionale e di paura? Eccone due. Gasparri che starnazza e accusa a Coffee Break di razzismo Morassut, che aveva detto che la destra al voto nelle urne "valuta più di pancia che nel famoso merito". E la taccia di Gasparri diventa addirittura quella di razzismo elitario!

Ma l'acme lo raggiunge proprio Meloni che, allarmata dai sondaggi, detta ritmo e stile della campagna per il Sì. Nel giro di 24 ore infatti prima dichiara a Rete 4 che "i giudici non ci vogliono far governare ma noi andremo avanti". Poi manda in onda un video dove afferma testualmente: "vi dicono di andare a votare per mandarci a casa. E usano lo scudo del governo per bloccare una riforma che io considero sacrosanta". E rincara la dose così: "non ci dimetteremo in caso di vittoria del no, malgrado il forte clima di confusione, slogan e informazioni distorte che si è venuto a creare".

Dunque stato di agitazione totale del governo e del fronte del Sì, oltre a voci interne che esplodono, poi inutilmente represse quando il danno è stato fatto. E tuttavia stavolta nessuno chiederà scusa per l'outing della premier, che non è una Bartolozzi quasiasi. Ma è il Commander in chief. E ha trasformato irrimediabilmente la contesa tecnica in uno scontro politico al calor bianco, offrendosi lei stessa come scudo umano. Insomma, dice Meloni, in palio ci sono la mia figura e il mio governo, e se votate No votate contro entrambi.

Non importa che tutto ciò sia falso e che nessuno del No voglia la testa di Meloni, come è stato spiegato in lungo e in largo. Nell'incertezza, per la destra, l'importante è esagerare e fare le vittime. Dopo aver attaccato a testa bassa in stile bulldozer contro il potere giudiziario e senza un briciolo di fair play costituente. Ora però il cerchio che loro stessi hanno tracciato si stringe. E vogliono spezzarlo con ogni mezzo e ad ogni costo. Ma si stanno incartando da soli.