I tetti al prezzo della benzina: la montagna partorisce il topolino

Tetti volontari e sconti temporanei: il governo si affida ai petrolieri, rinunciando a tagli strutturali delle accise e a una tassa sugli extraprofitti.

Paolo FuriaFlusso Quotidiano
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ANSA

Così alla fine la montagna partorisce il topolino: ENI e IP fissano un tetto al prezzo massimo della benzina a 1,99 €/l, mentre il gasolio a 2.19, mentre Q8 ha annunciato un tetto senza precisare per ora a quale valore. Il tetto vale per un mese, rinnovabile fino alla fine dell’anno. Fatti i conti con le medie del prezzo precedenti, lo sconto vale circa 17 centesimi al litro e circa 19 sul gasolio: nel caso del gasolio, peraltro, si tratta di uno sconto che compensa la riduzione degli sconti finanziati direttamente del governo.La riduzione degli sconti viene compensata dalle cosiddette accise mobili, che, dipendendo dall’oscillazione del prezzo, potrebbero anche valere zero euro di sconti reali.

Meloni rivendica il tetto come merito dell’opera di moral suasion del governo. Una rivendicazione ridicola soprattutto se si pensa alle alternative che Meloni si è sempre rifiutata di seguire, nonostante la propaganda elettorale degli anni in cui era all’opposizione. Innanzitutto il taglio delle accise sulla benzina, finanziabile proprio con l’aumento significativo del gettito IVA determinato dall’incremento dei prezzi. Inoltre, Meloni anziché proporre una politica valida per tutte le compagnie come una doverosa tassa di scopo sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere si affida al buon cuore delle stesse, i cui extraprofitti sono calcolati da T&E a circa 551 milioni solo nel primo semestre, proprio nel pieno della crisi del potere d’acquisto dei consumatori dovuto a inflazione altissima. La vicenda è tanto più ridicola considerando che Eni è azienda partecipata pubblica: Meloni si mette nelle condizioni di ringraziarla per il buon cuore invece che concordare col partner strategico una soluzione di sostanza. Infine tocca ricordare che il delirio dei prezzi ha una causa principale: la scellerata guerra in Iran voluta dall’internazionale sovranista guidata dal peggior presidente degli Stati Uniti di sempre, di cui certa stampa si scandalizza solo quando attacca Meloni sui social anziché per le ben più sostanziose malefatte che Meloni stessa, nel concreto, sostiene, a partire proprio dalla pessima iniziativa militare mediorientale condotta con la superficialità del maxi miliardario non abituato a misurarsi con le conseguenze del proprio “voglio posso comando”.

Con queste conseguenze si misurano invece i cittadini delle democrazie europee.

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