Haftar vende la Libia, Meloni finisce al tappeto

L’asse con Ankara e le concessioni a Russia, Egitto e monarchie del Golfo ridisegnano gli equilibri libici. L’Italia resta ai margini.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

Il «Piano Mattei» è naufragato miseramente sulle coste della Cirenaica. Colpito e affondato. Come affondato è il progetto di costruzione dell’Autostrada Pace affidata a un consorzio di imprese italiane guidato da Salini Impregilo (un affare da circa 1 miliardo di euro), diventato qualche settimana fa carta straccia. In Libia, l’Italia fa la figura di un pugile rintronato da cazzotti che «piovono» addosso da tutte le parti. E l’artefice di questa umiliazione è l’uomo che era stato incensato dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dagli improvvidi ministri che più hanno a che fare con i dossier libici: il ministro degli Esteri, nonché vicepremier, Antonio Tajani e il titolare dell’Interno, Matteo Piantedosi.

A metterci al tappeto è il maresciallo generale Khalifa Haftar. L’uomo forte della Cirenaica ha venduto la Libia alla Turchia. E lo ha fatto «democraticamente». Come? Facendo votare, ovviamente all’unanimità, al parlamento di Bengasi, un «assegno in bianco» ad Ankara. In sintesi: chiunque avesse intenzione di negoziare il futuro assetto della Libia dovrà prima bussare alla porta del padre-padrone turco: Recep Tayyip Erdogan. Ciò vale anche per le ipotetiche elezioni e, soprattutto, per la «madre di tutti gli appetiti»: la spartizione delle risorse petrolifere.

Oggi la Cirenaica, in un futuro sempre più ravvicinato l’intera Libia. Diventata una sorta di protettorato ottomano. Di terra e anche di mare. Sì, perché tra gli accordi bilaterali tra Libia e Turchia c’è anche quello sui confini marittimi (contestato dall’Unione europea e dall’Italia, ma tant’è). Ma Haftar è troppo scaltro per operare questa vendita scontentando altri soggetti che hanno mire ambiziose sul Paese nordafricano: la Russia di Putin, l’Egitto di al-Sisi, le petromonarchie del Golfo persico. A tutti ha promesso e in parte già concesso cose importanti: alla Russia, l’ingrandimento della strategica base di Maaten al Sarra, al confine con il Ciad e il Sudan; agli emiratini, egiziani ecc. un ruolo fondamentale nella ricostruzione della Libia.

E visto che tra autocrati ci si intende, su Haftar unificatore della Libia punta anche Donald Trump. Si dice, e a ragione: ma Haftar ha 82 anni ed è gravemente malato. Nessun problema. Il successore è già pronto, scelto in famiglia: Saddam Haftar, 35 anni, figlio prediletto del generalissimo.

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