Guadagni il doppio, paghi meno tasse: la manovra delle disuguaglianze
I conti della Cgil sulle misure fiscali del governo: un professionista con 100 mila euro di reddito pagherebbe meno di un dipendente che ne guadagna 51 mila.

ANSA
A mano a mano che emergono dettagli sulle proposte di politica economica contenute nella manovra, il quadro si fa sempre più chiaro: il governo Meloni intende procedere con il taglio delle tasse a chi guadagna di più, lasciando indietro chi guadagna di meno. Ieri la Cgil ha fatto due conti: un professionista benestante con un reddito lordo da 100.000 euro pagherà, nel 2027, 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia. Considerando che il reddito medio degli italiani è di circa 24.000 euro e che l’inflazione sta colpendo duramente i consumi in una condizione di sostanziale stagnazione dei redditi, le misure ipotizzate dal governo sono una vera e propria beffa ai danni dei contribuenti più deboli.
Non si tratta di propaganda: quella di Meloni è una strategia standard, che si ripete: l’estensione della flat tax da una parte e l’abbattimento dell’aliquota Irpef tra i 50.000 e i 55.000 euro dall’altra — il massimo risparmio sarà di 500 euro all’anno — producono effetti distorti che devastano la logica progressiva della tassazione prevista dalla Costituzione. Per il sindacato, un professionista risparmierà mediamente circa 10.000 euro all’anno — ma anche qui il vantaggio è solo per i professionisti che raggiungono incassi più alti —, il secondo 100 euro all’anno. Inoltre, l’autonomo sarà completamente esentato dal pagare le addizionali locali, mentre il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro.
Il taglio sullo scaglione 50-55 mila costerà circa 1,3 miliardi: denaro sottratto a misure più utili e anzi necessarie, in un tempo di grave crisi economica per famiglie e imprese. La tensione sociale alle stelle è il prezzo che paga un Paese sempre più diseguale: evidentemente a Meloni sta bene così.
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