Grazia a Minetti, le ombre sull’istruttoria incrinano la fiducia tra Quirinale e ministero della Giustizia

Dubbi su informazioni incomplete avrebbero esposto Sergio Mattarella. Nel mirino il ministro Carlo Nordio: se confermate le irregolarità, le dimissioni diventerebbero un passaggio obbligato.

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ANSA

Il caso della grazia a Nicole Minetti, amica di Berlusconi e coinvolta nello scandalo delle “olgettine”, é diventato un caso istituzionale serio che potrebbe incrinare il rapporto di fiducia tra il Capo dello Stato e il Guardasigilli. Da quanto emerge in questi giorni, il Quirinale avrebbe ricevuto informazioni distorte o incomplete su questioni rilevanti, e proprio quelle lacune avrebbero portato alla concessione della grazia per Minetti. Se questo passaggio fosse confermato, significa che il Ministero è venuto meno al suo ufficio in un punto delicatissimo, quello in cui ha il compito di vagliare la veridicità dei fatti riportati nella domanda. Al punto da essere sollecitato «con cortese urgenza» a trasmettere le informazioni necessarie dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ora si sente esposto da un atto che ha firmato basandosi sulla lealtà dei suoi collaboratori di governo.

Con una certa furbizia il ministro chiama ora in causa gli uffici. Ma la responsabilità politica in questo caso non può che essere sua. Quando il Presidente della Repubblica chiede formalmente se gli è stata rappresentata una realtà falsa, la posizione del Ministro diventa insostenibile. E se le verifiche confermassero che l'istruttoria è stata viziata da omissioni o falsità, le dimissioni di Nordio, sarebbero un atto di "rispetto istituzionale" necessario per proteggere l'onorabilità e l’autorevolezza del Presidenza della Repubblica. Sono convinto che nella prima Repubblica, quella dei partiti, Nordio sarebbe a casa già da un po’ di tempo. Infine, un’ultima domanda: cosa aspetta la presidente del Consiglio Meloni a intervenire?

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