Giulio Regeni: oggi la sentenza, mentre l'Italia torna amica di Al-Sisi
Oggi a Roma è attesa la sentenza di primo grado per l'omicidio del ricercatore italiano al Cairo. E mentre l'Egitto continua a negare ogni forma di collaborazione, il governo Meloni ha normalizzato i rapporti con il Cairo.

ANSA
Più di dieci anni dopo il sequestro e l’uccisione di Giulio Regeni, oggi a Roma è attesa la sentenza di primo grado contro quattro uomini della sicurezza egiziana. La Procura ha chiesto l’ergastolo per Magdi Sharif, che avrebbe materialmente ucciso Giulio, e diciassette anni e mezzo per gli altri tre imputati, tutti processati in assenza. Anche lo Stato italiano è parte civile: la Presidenza del Consiglio ha domandato due milioni di euro di risarcimento per una vicenda che ha ferito la dignità dell’intero Paese.
Ma mentre nelle aule giudiziarie si cercava faticosamente di ricostruire le responsabilità, il governo Meloni negli ultimi anni sembra abbia percorso una strada diversa. Così, mentre ad ogni occasione utile si ribadisce la necessità di arrivare a verità e giustizia, l’esecutivo guidato da Fratelli d’Italia è stato protagonista del disgelo nei rapporti con l’Egitto. Negli ultimi anni, nonostante il Cairo abbia continuato a negare ogni tipo di collaborazione sul caso Regeni, è infatti iniziato un percorso di ripresa e normalizzazione dei rapporti. Per due volte la premier è stata al Cairo in visita ad Al-Sisi, nel 2023 e nel 2024. L’ultimo a recarsi alla corte di Al-Sisi è stato, il 3 settembre, il ministro Tajani che ha preso parte a «una missione dedicata al rafforzamento del partenariato tra Italia ed Egitto», come scrive la Farnesina. Una visita durante la quale il ministro, non solo non ha mai affrontato la questione Regeni ma ha mandato messaggi di amicizia e vicinanza dell’Italia: «Il messaggio che porto al Cairo è semplice - ha detto Tajani nel suo intervento - l’Egitto può contare sull’Italia».
La costituzione a parte civile nel processo ha riconosciuto una ferita inferta alla dignità dello Stato. Ma quella dignità non può essere difesa soltanto attraverso l’Avvocatura, mentre la diplomazia torna a lavorare come se nulla fosse. Il lavoro dei magistrati e la tenacia di Paola e Claudio Regeni hanno impedito che dieci anni di attesa diventassero oblio. La politica dovrebbe dare seguito a questo impegno, facendo della verità una condizione non negoziabile dei rapporti con il Cairo.
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