Giovani e democrazia: verso un nuovo paradigma

ANSA
Il corpo a corpo tra due modelli di concepire il sistema democratico ha, per certi versi, allargato le maglie della partecipazione popolare, smentendo di fatto ogni previsione che vedeva, secondo la destra, una vittoria schiacciante del Sì.
Questo processo di democrazia dal basso dovrebbe far comprendere alle classi dirigenti che guidano i processi dei partiti politici che l’autosufficienza dai processi democratici non regge più.
È evidente come la stanchezza dei cittadini nei confronti di modelli partitici organizzati nella mera autoreferenzialità della conservazione, ormai burocratizzati, non renda l’idea di come, fuori dal perimetro dei partiti-istituzioni, si siano rinsaldati movimenti valoriali che inseguono una “politica fuori dalla politica”.
Lo spazio di libertà che si è plasticamente consolidato durante le iniziative per il referendum costituzionale ha trovato la propria dimensione nelle aule universitarie.
I giovani, gli studenti, hanno di fatto “acchiappato” l’idea di una democrazia sostanziale, capace di realizzare il progetto di una società ideale o, almeno, un modello di società che tenga insieme valori e passione civile.
Ecco perché credo sia utile, soprattutto per i partiti democratici e progressisti, studiare questo nuovo processo di democrazia dal basso.
L’impressione che si ha, da un po’ di tempo, è che i partiti di sinistra abbiano di fatto rinunciato a educare alla democrazia e al pensiero critico, rinunciando a capire quella “nuova umanità che bussa alla porta della nostra stanca democrazia”.
Questa nuova umanità sono i tanti giovani, i tanti studenti che hanno affollato le aule universitarie, partecipando con animo democratico e ribaltando un pensiero dominante che, nel frattempo, aveva frantumato il filo democratico tra istituzioni e cittadini.
I giovani da mesi affollano le piazze del nostro Paese. Questa partecipazione ricorda a tutti noi una grande lezione di educazione alla democrazia: un ribellismo pacifico che rigenera passioni e alimenta un nuovo paradigma politico.
Questo nuovo paradigma politico s’inserisce in modo naturale nella nuova dimensione delle paure nei confronti delle nuove libertà.
La paura di una destra incapace di “leggere” le nuove libertà di un mondo così complesso, che rinuncia a capire ma che, anzi, pensa di racchiudere questo “conflitto tra valori” nello schema dei decreti “antidemocrazia”, limitando di fatto il “diritto alla resistenza”.
La lezione che ci consegna questa consultazione referendaria potrebbe rappresentare un’opportunità: uscire dal paradigma della crisi dei valori e affrontare il paradigma di come interpretare le “libertà molteplici” con la costruzione di nuovi spazi di democrazia.
I partiti di sinistra, così organizzati, sono chiusi in “macchine” che sopravvivono dentro le istituzioni; fuori da questo perimetro hanno difficoltà a riconoscere il nuovo paradigma delle tante nuove libertà, che non ostacolano ma che fanno fatica a riconoscere.
La sfida delle prossime settimane verterà sul comprendere, rappresentare e coinvolgere i tanti “nuovi colori di questa democrazia dal basso”.
In queste settimane, chi ha saputo cogliere questo nuovo spazio di democrazia nelle aule universitarie è stato Giuseppe Conte. L’ex premier ha saputo ascoltare, nelle aule universitarie, quel mondo nuovo della polis rappresentato dagli studenti, desiderosi di rinsaldare il pensiero critico con la complessità di questo tempo nuovo.
Già Aldo Moro, in un discorso al suo partito il 21 novembre 1968, poneva al centro della sua politica i giovani: “Il fatto che i giovani, sentendosi a un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e la mettano in crisi, è segno di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità”.