Germania, la nuova frattura passa tra città e periferie

Dai risultati di Meclemburgo e Berlino emerge un contrasto che supera le vecchie identità politiche e riporta al centro il rapporto tra territorio, condizioni sociali e trasformazioni della modernità.

Franco AstengoFlusso QuotidianoGERMANIA
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Archivio Rinascita

Mentre si parla apertamente di sostituzione della democrazia con il potere tecnocratico di chi detiene le chiavi delle nuove tecnologie (c'è anche chi chiede alla sinistra di cominciare a riflettere sulla possibilità di adeguarsi) lo stridore delle contraddizioni si è visto emergere con chiarezza dal contrasto nell'esito delle più recenti elezioni regionali tedesche. Davvero i risultati di Meclemburgo e Berlino sembrano richiamare una rivisitazione della "teoria delle fratture" a partire proprio da quella intesa marxianamente come "Principale".

Cosa ci dicono questi due contrastanti esiti delle urne? Prima di tutto confermano che c'è poco spazio per le antiche posizioni "mediane", in secondo luogo dimostrano che le vecchie identità non tengono più non tanto sul piano elettorale ma su quello più complesso della tenuta sociale, il terzo punto che assistiamo paradossalmente alla rivalutazione di quelle che potevamo considerare ormai "issues" antiche come quella città-campagna.

Quali "basi sociali" possono essere individuate, infatti, in questi risultati apparentemente opposti e verificatisi per di più in un'area geografica addirittura circonvicina? Il risultato del Meclemburgo si basa sulla frattura che interessa tutte le Vandee d'Europa: i migranti. Il risultato di Berlino sulla nuova frontiera della modernità: quella del vivibilità urbana, come è già stato nel caso di New York. Il tema della vivibilità urbana che racchiude l'insieme delle contraddizioni post-materialiste e l'intreccio con la già definita marxiana contraddizioni principale.

Verificheremo nelle prossime tornate elettorali che riguarderanno i principali paesi europei, Italia inclusa, lo sviluppo di questo fenomeno di un inedito contrasto tra conservazione e progresso. Forse la frontiera da perseguire è quella della sovranazionalità e dello spazio politico europeo: beninteso da vedere tutto nel dettaglio ma l'autonomia di un modello sociale europeo che misuri questo contrasto città-campagna e/o centro-periferia andrebbe esplorato.

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