Gaza, il piano di Trump sfida Netanyahu

Il Board of Peace propone disarmo di Hamas, ritiro israeliano e governo tecnico. Ma il vero ostacolo resta Netanyahu, stretto tra elezioni e ultradestra.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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Archivio Rinascita

Non sarà il «New Deal» di Gaza, ma non può essere neanche ridotto all’ennesimo ballon d’essai, tanto per far vedere al mondo che quel Board non è l’ennesima trovata pubblicitaria del suo vulcanico e strampalato presidente. La cosa è ben più complessa e, senza essere tacciati di filotrumpismo, si può affermare che quel piano dei 15 punti può rappresentare un buon inizio per provare a dare un futuro meno disastrato alla Striscia di Gaza e alla sua martoriata gente. Quella road map del Board of Peace delinea il disarmo «graduale» ma totale di Hamas; la costituzione di un Comitato palestinese di tecnocrati, senza forze politiche al suo interno ma da esse riconosciuto come «governo» transitorio della Striscia; contempla il ritiro delle forze militari israeliane dalla Striscia e, last but not least, fa riferimento alla costituzione, sia pure non ancora definita nei tempi e nei confini, di uno Stato palestinese.

Gli ostacoli, naturalmente, sono tanti per implementare quel piano, e il più probante riguarda l’attuale Governo israeliano e il suo primo ministro, Benjamin Netanyahu. Bibi è in piena campagna elettorale e vuole arrivarci come condottiero di una guerra totale, ovviamente vincente, di Israele contro i suoi nemici, primo fra tutti l’Iran. Dopo il tragico 7 ottobre 2023, Netanyahu aveva proclamato solennemente che avrebbe annientato Hamas. Ha raso al suolo Gaza, ma non ha eliminato dalla faccia della Striscia Hamas, che, seppur disarmato, resta nell’agone politico palestinese in una posizione tutt’altro che marginale. Con l’assenso americano e dei munifici mediatori e finanziatori del Qatar.

Per far saltare anche questo piano, Netanyahu, spinto dai suoi alleati-competitor dell’ultradestra Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, dovrebbe scontrarsi frontalmente con il suo (ex) sodale americano. In passato lo ha già fatto, stavolta però rischia grosso. Trump potrebbe scaricarlo e puntare su altri «cavalli vincenti» nella corsa per la vittoria nelle elezioni israeliane del 27 ottobre: due su tutti, l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot e il giovane e ambizioso ex premier Naftali Bennett. Senza o contro il tycoon, il destino del primo ministro più longevo nella storia d’Israele appare segnato.

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