Garlasco, il prezzo umano di una gogna senza fine

Il tentato suicidio della madre di Andrea Sempio riapre il tema dell’accanimento mediatico: informare è doveroso, ma senza trasformare indagati e famiglie in bersagli.

Marco ColomboFlusso Quotidiano
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ANSA

Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, è ricoverata in rianimazione all’ospedale di Vigevano dopo aver tentato il suicidio per overdose di farmaci. La notizia, diffusa il 18 giugno dai legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti su autorizzazione della famiglia, arriva nel pieno del nuovo filone sul delitto di Garlasco, in cui Sempio è indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. La donna è stata portata in ospedale e le sue condizioni sono indicate come stabili, ma non è ancora noto quando potrà essere dimessa. I difensori hanno collegato il tentato suicidio agli insulti che le sono stati rivolti negli ultimi mesi per il presunto coinvolgimento di suo figlio nella drammatica vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi.

Questo ennesimo dramma, però, mostra in modo drammatico come si sia superato un limite. Da mesi il caso Garlasco è tornato a occupare prime pagine, salotti televisivi e social, senza sosta. Giornali e programmi tv hanno diffuso a ripetizioni immagini, prove, dettagli di quella vicenda. Spesso anche dettagli investigativi che, normalmente, non dovrebbero uscire dagli uffici giudiziari. E invece eccoli li, sbattuti in prima pagina e su tutti i siti, per strappare qualche clic in più. Giornali e media hanno esposto alla pubblica piazza quello che per loro è il colpevole, seguendone le mosse giorno per giorno. A volte addirittura ora per ora.

Ma Andrea Sempio, come chiunque sia sottoposto a indagini, ha diritto alla presunzione di innocenza: un principio che non vale solo nelle aule dei tribunali, ma anche nel linguaggio pubblico, nei titoli, nei commenti. Attorno a lui ci sono persone comuni, genitori anziani, una casa, abitudini, fragilità. Essere trascinati per mesi dentro un processo mediatico, sentirsi giudicati da sconosciuti, ricevere odio e sospetti, può diventare un peso insostenibile. Il diritto di cronaca resta essenziale, soprattutto davanti a un omicidio irrisolto e doloroso. Ma non può trasformarsi in accanimento, né cancellare il confine tra informare e mettere alla gogna. Perchè la misura non è censura: è responsabilità.

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