Ex Ilva, il tempo scade: quale piano ha preparato il Governo?

Respinta la sospensiva di Acciaierie d’Italia. Lo stop dell’area a caldo resta in vigore, mentre si avvicina la soglia decisiva per l’altoforno 1.

Gaia BrambillaFlusso Quotidiano
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ANSA

La Corte d’Appello di Milano ha rigettato oggi la sospensiva chiesta da Acciaierie d’Italia. Il decreto sullo stop dell’area a caldo di Taranto resta quindi in vigore: l’esecuzione è prevista entro 90 giorni dal 27 luglio, data della prima deliberazione della Corte in materia. Ma c’è un’altra data, molto più ravvicinata, da segnare sul calendario industriale: quella del 15-16 settembre. È la soglia indicata da Acciaierie d’Italia oltre la quale l’altoforno 1, se non riattivato, andrebbe incontro a un raffreddamento naturale praticamente irreversibile, un risvolto tecnico ed inevitabile del funzionamento del processo siderurgico stesso.

Il Governo conosceva dunque entrambi i calendari, quello giudiziario e quello industriale. E sapeva che potevano convergere, con alta probabilità. La domanda da porre è dunque la seguente: che cosa ha preparato per il giorno dopo? Esiste un piano industriale se lo stop diventasse esecutivo? Cosa succederebbe ai lavoratori diretti e all’indotto? Quali ammortizzatori e quali misure sono già pronti? E cosa accadrebbe agli altri stabilimenti, da Novi Ligure a Genova e Racconigi, che dipendono dalla continuità ad oggi del ciclo integrale?

È qui che il calendario diventa responsabilità politica. Non si può aspettare che la finestra tecnica si chiuda per decidere cosa fare. Il tempo per costruire una strategia è adesso, prima che una decisione giudiziaria e un limite fisico trasformino una crisi industriale in una perdita di capacità produttiva difficilmente reversibile.

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