ETS: il governo balbetta tra ideologia e propaganda

ANSA
Nel corso del dibattito parlamentare che ha portato all’approvazione della mozione della destra sulla nuova guerra del golfo ci sono stati molti balbettii, ma su una questione l’esecutivo si è espresso in modo abbastanza netto: lo stop a ETS, l’emissions trading system dell’UE, il meccanismo di scambio delle quote di CO2 che ha come obiettivo quello di ridurre le emissioni, imponendo maggiori costi alle industrie che ne producono di più; per essere più chiari: più inquini, più paghi. Tuttavia, come ricordano in un documento comune Spagna, Portogallo e il blocco dell'Europa del Nord (Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Lussemburgo e Slovenia), l’ETS è «la pietra angolare della politica climatica europea» e «apportare modifiche fondamentali, mettere in discussione lo strumento stesso o sospenderlo» sarebbe «un passo indietro molto preoccupante». La battaglia di retroguardia del governo, dunque, pare finita prima di iniziare. Nel momento in cui il mondo occidentale mostra tutta la sua fragilità per la dipendenza dalle fonti energetiche fossili, mentre l’impennata dei prezzi del greggio mette angoscia a lavoratori, famiglie e imprese, il governo più a destra della storia repubblicana ha chiesto al Parlamento un mandato per andare al Consiglio Europeo a fare una battaglia ideologica, perdente, contro la transizione ecologica che in nulla allevierebbe le preoccupazioni e i costi che stanno montando, ma che contribuisce a indebolire le relazioni all’interno dell’Unione. L’ETS, quindi, non si tocca (al netto di modifiche minimali), il decreto bollette non è stato promulgato, l’intervento sulle accise mobili non è stato attuato: dal governo per l’emergenza energetica e la guerra, a quanto pare, tanta propaganda e poca concretezza: il Paese può permetterselo?