Esplode il prezzo del petrolio, l’ignavia non può essere una risposta

Otello MarilliFlusso Quotidiano
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ANSA

Allo scoppio del conflitto scatenato da USA e Israele contro l’Iran, la maggioranza dei commentatori aveva avvertito riguardo agli effetti che questo avrebbe determinato anche sull’Occidente. La guerra, infatti, si è allargata ad un nuovo fronte: quello del greggio e quello dell’acqua — sono stati colpiti, infatti, anche gli impianti di desalinizzazione sauditi essenziali per la regione — ed è un fronte non semplicemente geografico, ma globale. Il petrolio è, dunque, la prima linea della reazione all’attacco da parte dell’Iran perché è quello da cui si può determinare un impatto più immediato, per questo tra gli obiettivi di Teheran c’è il mantenimento del controllo dello stretto di Hormuz, snodo del traffico di greggio mondiale.

Per converso, anche Israele ha attaccato i depositi di carburante iraniano, creando qualche preoccupazione nell’alleato americano per l’inevitabile aumento del costo del petrolio. Oggi, infatti, il prezzo del petrolio in barile ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari, come non accadeva dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, scatenando il panico sui mercati. Si comprende facilmente come la destabilizzazione dell’area mediorientale non possa che far lievitare ulteriormente il prezzo. Alla “soglia psicologica”, però, si accompagna il problema reale: l’impatto sulla quotidianità delle persone.

Con l’aumento del costo del carburante vedremo a breve quello sul consumo di gas e di energia e il rincaro conseguente del costo dei beni e delle derrate alimentari; un “memento” di quanto la guerra abbia effetti globali e interconnessi oltre i confini dei suoi scenari caldi. Come una macchia d’olio, quindi, angoscia e preoccupazione si stanno allargando e compito di chi ha responsabilità di governo, anche in Italia, è prendere posizione, rassicurare e intervenire sulle due domande fondamentali che ci si pone: cosa si intende fare per la pace? Cosa si farà per proteggere i lavoratori, i pensionati, i più fragili dall’esplosione dei prezzi che eroderà ancora di più il potere d’acquisto?

Chi “non condivide né condanna” come la presidente Meloni, invece, si comporta, nella migliore delle ipotesi, come color che «caccianli i ciel per non esser men belli, né lo profondo inferno li riceve, ch'alcuna gloria i rei avrebber d'elli» (Divina Commedia Inferno canto III). Non pare che agli ignavi sia finita benissimo.