Ernesto Mahieux, 50 anni di cinema senza fermarsi mai

Diego ProtaniInterviste
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ANSA

Ottant'anni di età e oltre cinquanta passati sotto i riflettori, sempre con la stessa fame di palcoscenico del primo giorno. Il celebre attore napoletano ripercorre le tappe fondamentali della sua lunghissima carriera: dagli esordi nel 1975 alla consacrazione con L'imbalsamatore, fino ai nuovi progetti americani. Un viaggio artistico fatto di gavetta, incontri memorabili e grande cinema. Ernesto Mahieux analizza con ironia e lucidità il rapporto complesso con la propria città natale e svela i suoi impegni futuri, che lo vedono oggi protagonista sul set di una megaproduzione statunitense

D: Allora Ernesto, cifra tonda: 80 anni di età e 60 passati sul palco. R: Sì, ho iniziato nel 1975 come professionista. Per me si è professionisti al cento per cento quando si cominciano a guadagnare i primi soldi. All'epoca feci parte di una compagnia che iniziò a pagarmi e da allora, per fortuna, non mi sono più fermato.

D: Dal teatro d'avanguardia sei passato alla sceneggiata con i grandi nomi. R: Esatto, prima con Nino D'Angelo e poi con Mario Merola. Successivamente sono ritornato al teatro di prosa con grandi compagnie, lavorando al fianco di Pupella e Rosalia Maggio. In seguito sono stato per quindici anni al Teatro Bellini di Napoli: lo inaugurammo con L'opera da tre soldi insieme a Lando Buzzanca. All'epoca erano produzioni megagalattiche, finanziate dallo Stato, che oggi non si potrebbero più fare. C'erano trenta, quaranta, cinquanta persone in scena. Oggi quella formula è pura utopia, quasi fantascienza. Io ho avuto la gioia di vivere quella stagione.

D: Se non sbaglio hai lavorato anche con Sal Da Vinci, che ha vinto Sanremo. R: Ho lavorato con lui, ma prima ancora con suo padre nell'83. A Milano, al Teatro Smeraldo, facemmo il Festival della sceneggiata. Sal era piccolino, aveva dodici o tredici anni. Sono davvero felice per il successo che ha ottenuto, perché ha fatto una lunghissima gavetta ed è un professionista vero. La cosa che stimo di più in lui è che ha abbandonato lo stile del padre per crearne uno proprio. Purtroppo il grande riconoscimento è arrivato in tarda età, avrebbe meritato molto prima. Ma noi napoletani siamo così: dobbiamo metabolizzare il talento altrui con calma, oppure dobbiamo prendere dei calci in faccia prima di emergere.

D: Spesso per avere successo nella propria città ci vuole molto tempo. R: Siamo sempre più disponibili se qualcuno viene da fuori, siamo pronti a esaltarlo subito. Lo diceva già il grande Raffaele Viviani in una poesia intitolata Campanilismo. È un vecchio difetto di noi napoletani. Anche Totò è stato davvero apprezzato solo dopo la morte; per fortuna Sal Da Vinci se la sta godendo in vita.

D: Nella tua carriera c'è stato spazio anche per il cinema d'autore. Hai lavorato con Mario Martone, se non erro per la Carmen**.** R: Sì, ho fatto la Carmen, La morte di Danton e anche qualche esperienza al cinema sempre con il grande Mario Martone. Tra noi c'è una profonda stima reciproca, oltre che una grande amicizia. Lavorare con lui è un vero fiore all'occhiello per me.

D: È stato invece L'imbalsamatore di Matteo Garrone a farti conoscere al grande pubblico cinematografico? R: L'imbalsamatore mi ha consacrato nel grande cinema, ma la popolarità di massa la devo ai tre film girati con Mario Merola: Il giuramento, Tradimento e Guapparia. Ancora oggi a Napoli, quando vado al supermercato o a fare la spesa, non c'è giorno in cui qualcuno non mi fermi per una foto. Mi chiamano "o re d' 'a scopa", per via di una partita a carte in una scena de Il giuramento che è rimasta nella storia. Sembra quasi che io abbia fatto solo quello! Invece c'è stato tanto altro: il grande cinema con Garrone, Pasquale Squitieri e molti altri.

D: C'è stato anche Napoli Napoli Napoli di Abel Ferrara con Gaetano Di Vaio. R: Esatto, proprio così. Ho fatto tanto cinema e con bellissime firme. Non posso proprio lamentarmi, la mia carriera è andata ben oltre le mie stesse aspettative.

D: Ti sei cimentato anche con le fiction televisive più recenti. R: Sì, ho recitato in Bang Bang Baby prodotta da Amazon e ho lavorato anche con Warner Bros. Ho collezionato diverse esperienze importanti per la televisione.

D: Insomma, non ti sei annoiato in questi cinquant'anni di carriera. R: Assolutamente no, ho lavorato sempre. Il cinema mi ha riscoperto in tarda età dopo L'imbalsamatore, ma prima ancora avevo girato con Squitieri. Feci L'avvocato De Gregorio recitando accanto a Giorgio Albertazzi: per me fu un'emozione enorme confrontarmi con la scuola teatrale di Albertazzi e la regia di Squitieri. Subito dopo la vittoria del David di Donatello arrivò quella chiamata e da lì è stata un'escalation. Penso anche a Fortapàsc, un film che porto nel cuore subito dopo L'imbalsamatore, sia per il messaggio civile sia per il personaggio che mi ha segnato profondamente.

D: Quali sono i tuoi progetti futuri? R: C'è un film attualmente in produzione per Netflix che al momento ha il titolo provvisorio di Tonno. Poi ci sono un paio di cortometraggi molto belli di registi emergenti; si tratta di ragazzi che hanno vinto i bandi del Nuovo IMAIE, quindi ci sono ottimi budget e pagano molto bene. Proprio questo giovedì sarò sul set per il film di Netflix: è una grandissima produzione con un cast interamente americano.

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