Energia, l'Europa riscopre i razionamenti: meno consumi per resistere alla crisi
Tra guerra, caro gas e timori di razionamenti, Bruxelles invita a cambiare abitudini: dai piccoli gesti quotidiani può nascere un nuovo modello più sobrio e consapevole

ANSA
Nei pensieri dell’Europa torna una parola che sembrava archiviata da tempo: austerità. Con una lettera inviata ai ministri dei 27 Stati membri, il Commissario Ue all’energia, Dan Jorgensen, ha per la prima volta messo nero su bianco la possibilità di «interruzioni prolungate nelle forniture» di energia. Con la guerra nel golfo che non accenna a rallentare, e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz che sta mettendo in ginocchio il settore energetico, l’ipotesi di razionamenti non è più così remota. Gas e petrolio sono tornati a correre: dall’inizio della crisi i prezzi sono saliti fino al 70% per il gas e oltre il 50% per il petrolio, aprendo così una nuova stagione di rincari.
A rendere ancor più complessa e imprevedibile la situazione, vi è l’incertezza su quanto si potrebbe protrarre. «La crisi – ha avvisato Jorgensen – non sarà di breve durata, e andrà oltre la guerra, perché le infrastrutture della regione sono state distrutte. Anche se ci fosse la pace domani, non potremmo tornare alla normalità in un futuro prossimo». Così dal’Ue arriva l’indicazione di evitare «misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue». Ma da questa situazione si può e si deve trarre insegnamento e costruire buone pratiche. È una crisi che costringe a ripensare abitudini, economie, priorità. L’austerità che incombe non è quella dei bilanci, ma quella delle risorse: meno spreco, più consapevolezza. Così la risposta deve passare necessariamente dai gesti quotidiani: abbassare la velocità in autostrada, ridurre l’utilizzo di aerei , riscoprire il trasporto pubblico. Piccole azioni per contrastare una grande crisi e ripensare il nostro vivere il mondo.