Emma Bonino, la grandezza che la sinistra deve riconoscere

Le divergenze sul liberismo non cancellano una vita spesa per i diritti civili, i detenuti, i migranti e la pena di morte: un patrimonio di progresso.

Dario GinefraBattaglia delle IdeePOLITICA
Emma Bonino

ANSA

La scomparsa di una figura che ha segnato decenni di storia politica impone un bilancio che vada oltre il semplice conformismo di circostanza, ma impone soprattutto una riflessione amara sul modo in cui la nostra sfera pubblica consuma il lutto. All'indomani della morte di Emma Bonino, si è assistito all'ennesima rappresentazione di un vizio antico e mai superato: l'incapacità di riconoscere il valore dell'avversario o la statura intellettuale di chi ha percorso strade diverse dalla propria. In Italia, la memoria sembra essere una concessione accordata solo a patto che il defunto appartenga al perimetro rassicurante della propria appartenenza politica. Se la salma richiede la solennità dei funerali di Stato, la reazione di certa stampa di destra cade con drammatica puntualità nella barbarie, come testimoniato dalle prime pagine caricaturali e ingiuriose di direttori come Belpietro, incapaci di sospendere l'insofferenza persino di fronte alla fine della vita. Ma se dalla destra reazionaria non ci si poteva attendere un sussulto di eleganza, è guardando in casa nostra, nel perimetro del centrosinistra, che l'atteggiamento richiede una critica ancora più rigorosa e priva di sconti.

Nel campo progressista, infatti, troppo spesso la figura di Bonino e la parabola radicale sono state condensate nell'atteggiamento snob di chi misura l'ortodossia altrui con la propria lente ideologica. Si è preferito soffermarsi sulle distanze economiche, sul liberismo e sull'impostazione sociale dei Radicali per archiviare un'intera esistenza sotto la categoria del "non abbastanza di sinistra", quando non del sotterraneo e mai dichiarato antagonismo. Certamente, dal punto di vista intellettuale è doveroso essere rigorosi: le battaglie sociali dei Radicali e della Bonino non sono mai state battaglie di sinistra nel senso storico e classico del termine. L'approccio liberista e l'idea di uno Stato minimo sul piano economico stridevano, e continuano a stridere, con la visione di una sinistra che mette al centro il lavoro, la redistribuzione e la protezione collettiva contro le storture del mercato. Ma la vera domanda che il centrosinistra ha l'obbligo morale e politico di porsi non è se Emma Bonino fosse una socialista, bensì se il valore indiscutibile delle sue battaglie appartenga o meno al patrimonio dell'idea stessa di progresso. La risposta non può che essere un sì convinto.

L'idea di società che le azioni di Emma Bonino e dei Radicali hanno contribuito a edificare riguarda direttamente l'innalzamento della qualità democratica e la civilizzazione del nostro Paese. Come si può disgiungere dal cammino progressista la stagione straordinaria dei diritti civili? Fu il coraggio intransigente di quella tradizione a portare l'Italia fuori dal buio di una legislazione arcaica, conquistando il diritto all'aborto, il divorzio, l'emancipazione femminile non come concessioni calate dall'alto, ma come affermazione della dignità della persona. Non si tratta di un liberismo astratto, ma di una prassi politica incarnata in un impegno viscerale per la ricerca attiva, insieme agli altri, dei diritti individuali. Un filo rosso che parte dalla cura degli ultimi negli istituti di pena, con battaglie epocali per la dignità dei detenuti e il rispetto dell'articolo 27 della Costituzione, e passa per l'antiproibizionismo, la difesa ostinata e profonda dei diritti degli immigrati, fino ad approdare a una proiezione internazionale che ha visto nell'impegno per la moratoria mondiale della pena di morte una delle vette più alte della diplomazia dei diritti umani.

Anche l'uso dello strumento referendario, da sempre cifratura dell'azione radicale, non è mai stato un semplice cavillo procedurale, ma il tentativo di chiamare le masse a una partecipazione diretta all'attività legislativa, rompendo le paludi delle mediazioni partitiche nell'unica cornice consentita dalla Carta costituzionale, quella abrogativa. È un'idea di libertà che non coincide con quella della sinistra radicale, certo, ma è un'idea di civiltà che ha allargato i confini delle libertà di tutti, compresi quelli di chi ne criticava i presupposti economici.

Pensare che le divergenze sul modello sociale bastino a liquidare una figura di questo calibro come una nemica, o al più come un'avversaria estranea alla nostra storia, rivela un'incurabile miopia etica. Al netto del rispetto sacrosanto che si deve ai morti al di là di ogni credo, la figura di Emma Bonino merita una storicizzazione serena che ne riconosca i meriti senza finzioni ma senza sconti. Non abbiamo bisogno di trasformare i defunti in icone prive di contraddizioni, ma abbiamo il dovere intellettuale di comprendere quando un percorso umano e politico ha reso più libero, più civile e più umano il Paese in cui viviamo. Il centrosinistra ritrovi la capacità di celebrare la grandezza dove essa si manifesta, riconoscendo che la lotta per i diritti dell'individuo, quando condotta con il corpo, la sofferenza e l'ostinazione di una vita intera, è sempre un servizio reso alla causa della civiltà.

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