Effetto Mamdani: così a New York la cultura diventa veramente per tutti
Più fondi, sostegno alle istituzioni, residenze per artisti e tutele contro le crisi: così il bilancio Mamdani rafforza l’ecosistema culturale cittadino.

ANSA
A New York la cultura è una funzione pubblica, organizzata dentro una macchina amministrativa stabile: il New York City Department of Cultural Affairs (DCLA), l’agenzia municipale che distribuisce fondi, sostiene musei e istituzioni, commissiona opere, promuove residenze per artisti e mette in circolo materiali gratuiti per scuole e organizzazioni non profit.
Il bilancio 2027 proposto dal sindaco Zohran Mamdani – e approvato in accordo con il City Council – ha rafforzato questa impostazione, aumentando lo stanziamento per il DCLA a circa 323,847 milioni di dollari, a fronte dei circa 300 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, la novità non è soltanto quantitativa. Il bilancio Mamdani ha introdotto anche un nuovo strumento: il Cultural Stability Fund. Finanziato con 10 milioni di dollari annui per l’arco temporale 2027-2029, è finalizzato al sostegno delle organizzazioni culturali in situazioni di emergenza che, a causa di circostanze straordinarie, rischiano di veder compromesse la propria operatività e la continuità dei programmi rivolti al pubblico.
Per molte realtà culturali, lo strumento principale di sostegno rimane però il Cultural Development Fund, programma annuale rivolto alle organizzazioni non profit della città. Nel 2026 ha assegnato 74 milioni di dollari a 1.171 organizzazioni culturali, pari all’84,2% dei richiedenti.
Il Cultural Institutions Group realizza invece una partnership fra la città e una rete di 39 istituzioni culturali non profit collocate in strutture di proprietà comunale – musei, teatri, giardini botanici, zoo, società storiche e centri culturali –: il Comune fornisce gli spazi e copre i costi operativi di base, mentre le organizzazioni culturali si impegnano a offrire servizi culturali accessibili ai newyorkesi.
Attraverso la Capital Projects Unit, il DCLA sostiene i costi di costruzione e/o manutenzione e di acquisto di grandi attrezzature per le 39 istituzioni culturali che operano su proprietà pubblica e per circa 200 altre strutture culturali che operano nei cinque borough cittadini.
Un altro tassello del modello è il programma Percent for Art, secondo cui l’1% del budget speso dalla città per la costruzione di opere pubbliche deve essere destinato all’arte pubblica; ciò ha consentito di commissionare centinaia di opere site-specific con l’intento di integrare l’arte nella quotidianità dei cittadini.
Non è invero previsto un sistema di finanziamento diretto per singoli artisti, ma ciò non deve essere interpretato come un disinteresse per la loro condizione. Difatti, il programma Public Artists in Residence, avviato nel 2015, chiama gli artisti a collaborare con le agenzie municipali per lavorare su tematiche civiche e sociali come l’edilizia abitativa, il coinvolgimento dei cittadini e il supporto alle piccole imprese. Gli artisti selezionati ricevono uno stipendio di 40.000 dollari, uno spazio di lavoro dedicato all’interno dell’agenzia ospitante e supporto tecnico continuo per la durata di un anno.
Un altro strumento è SU-CASA, programma di creative aging che colloca artisti e organizzazioni artistiche in residenza nei centri per anziani della città. Il programma Affordable Real Estate for Artists è invece finalizzato a trasformare immobili inutilizzati in spazi di lavoro e studi di cui gli artisti possono fruire a prezzi accessibili in tutti e cinque i quartieri della città.
Il DCLA gestisce anche Materials for the Arts, il centro municipale di riuso creativo della città. I materiali di scarto raccolti da aziende e privati vengono distribuiti gratuitamente agli artisti, alle scuole pubbliche e alle organizzazioni non profit cittadine.
Negli ultimi anni si è registrata una particolare attenzione per una maggiore equità territoriale e sociale attraverso interventi mirati in tutti i quartieri, gestiti attraverso i vari borough arts council. Il Disability Forward Fund supporta progetti che coinvolgono persone con disabilità fra gli artisti, i lavoratori culturali e il pubblico; il Language Access Fund ha come obiettivo quello di favorire l’accesso linguistico e l’Equity Fund distribuisce risorse aggiuntive alle organizzazioni collocate in quartieri con redditi mediani più bassi e tassi di povertà più alti.
Il modello newyorkese, implementato dal bilancio Mamdani, appare quindi come una combinazione di quattro funzioni: finanziamento della programmazione, sostegno delle istituzioni culturali, costruzione e restauro degli spazi, protezione dell’ecosistema nei momenti di crisi.
Un modello in cui la cultura è allo stesso tempo servizio pubblico, sviluppo economico e identità urbana. Un sistema la cui forza sta nella continuità e nella varietà degli strumenti: vengono finanziati eventi, istituzioni, edifici, residenze, arte pubblica, accessibilità, materiali, spazi di lavoro e reti territoriali. Si tiene insieme la grande dimensione dei musei con quella dei quartieri, la conservazione del patrimonio con la produzione contemporanea, il sostegno agli enti con quello al lavoro artistico.
In questo contesto, Mamdani, che ha costruito la propria piattaforma sull’idea di una New York più accessibile e meno subordinata agli interessi immobiliari e turistici, intende saldare due piani tradizionalmente separati: la cultura come identità della città e la cultura come questione sociale. Musei, teatri, cinema e spazi culturali diventano quindi presìdi di comunità e cessano di essere trattati come elementi decorativi. La cultura diventa così un capitolo della stessa battaglia politica che riguarda la casa, i trasporti, i salari e i servizi pubblici.
Proprio per questo la creazione del Cultural Stability Fund è politicamente rilevante, perché riconosce che il sistema culturale urbano, vera e propria infrastruttura civica, ha bisogno di strumenti di protezione che ne assicurino la stabilità in una città dove i costi di sussistenza sono talmente elevati da mettere in crisi anche organizzazioni storiche.
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