È tempo di agire. Opportunità e responsabilità dopo il referendum

Maurizio VenafroIl Punto
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ANSA

C’è un modo per cominciare a capitalizzare veramente il risultato del referendum: smaltite le tossine di una bruttissima campagna referendaria, proponiamola noi una vera riforma della giustizia.

Dimostriamo al paese che non si è fatta una battaglia di retroguardia. Mettiamo intorno a un tavolo le migliori intelligenze della nostra comunità, sottraendo il confronto sulla giustizia alla sterile polemica destra-sinistra, costruendo un percorso di riforma condivisa ed efficace che sappia rendere finalmente moderno un sistema che, oggettivamente, ha molti limiti e spesso produce sfiducia ed incertezze.

Cito le parole di due protagonisti (sul cui protagonismo ognuno di noi ha la sua opinione), subito dopo il voto. Sono quelle di Nicola Gratteri che ha dichiarato all’Ansa: “[…]La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e di migliorarne il funzionamento complessivo, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie”. Mentre, aggiunge Parodi, il dimissionario presidente dell'ANM, in una sua intervista al Corriere della Sera che “c’è un’autocritica costruttiva da fare. Si deve dare risposta ad alcune critiche costruttive che ci sono state mosse e che meritano di essere analizzate” come “la poca trasparenza nelle nomine dei direttivi”.

Non dobbiamo dimenticare, soprattutto, che in questo paese ormai, indipendentemente dal risultato di questa consultazione che rischia di essere ingannevole, molti cittadini non hanno più fiducia nella magistratura. E questo non è un bene.

Ora che si sono allontanati i fantasmi del colpo di mano, il campo che ha sostenuto le ragioni del NO deve saper dimostrare di essere qualcosa di più della semplice resistenza ad una proposta, seppur minima, di riforma del complesso sistema della giustizia. Dobbiamo essere noi i promotori della formazione di una cultura diffusa della giustizia che nel nostro paese stenta a diffondersi.

Finita la più brutta campagna referendaria che si ricordi, pessima per molti degli argomenti e degli accenti sostenuti da entrambi gli schieramenti, cerchiamo di raccogliere ciò che i cittadini, in particolare i 12 milioni di Sì, ci hanno detto. Sarebbe drammatico continuare a fermarsi agli slogan!

Concentriamoci invece nel definire una proposta seria per correggere una volta per tutte quello che in ottant’anni di storia repubblicana abbiamo capito non funzionare nel nostro sistema giudiziario. Provo a mettere i titoli ad alcuni temi che andrebbero affrontati: la riduzione dei tempi dei processi (limiti alla durata dei processi, digitalizzazione e semplificazione delle procedure), la riforma del CSM (misure efficaci per limitare il potere delle correnti), la separazione delle carriere (separare le carriere di magistrati giudicanti e magistrati requirenti) e la responsabilità civile dei magistrati.

Mi permetto di aggiungere a questi altri due temi di contesto non ignorabili.

Uno è quello del sistema carcerario. Sono necessari interventi per ridurre il sovraffollamento delle carceri, è indispensabile un maggior uso delle misure alternative alla detenzione (domiciliari, lavori socialmente utili), così come vanno nettamente migliorate le condizioni di vita dei detenuti. Insomma, occorre rendere il sistema più umano e conforme ai principi della Costituzione.

L’altro tema è quello, secondo me altrettanto importante, dei “magistrati ministeriali”, titolo di un capitolo di un interessante pamphlet di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale. Il Ministero della Giustizia è parte, come tutti i ministeri, del Governo, cioè dell’esecutivo, ma una gran parte delle posizioni apicali sono occupate dai magistrati. Questo è un evidente ossimoro.

Chiaramente io non sono un tecnico e mi limito a segnalare temi che secondo me non si possono ignorare e mi piacerebbe che si potesse avviare una riflessione serena senza essere tacciati di essere “contro” i magistrati e la loro indipendenza.

Oggi il centrosinistra ha una responsabilità in più e credo che, invece di attardarsi già da un minuto dopo l’affermazione referendaria a fare ipotesi di schieramenti che sono tutti ancora da costruire, farebbe bene a dimostrare di volersi trasformare e saper diventare una coalizione di governo in grado di affrontare, con coraggio (ribadisco coraggio), temi e questioni che storicamente nessuno è mai riuscito a risolvere.

Quando in questo paese saremo liberi di cominciare a confrontarci con il merito delle proposte che di volta in volta avremo di fronte e non con il profilo del proponente, allora vorrà dire che saremo diventati un paese adulto, maturo e sicuro.