E se Milano - Tel Aviv diventasse un gemellaggio politico per la pace e contro Netanyahu?

Bruno GravagnuoloFlusso Quotidiano
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ANSA

Fiano vuole uscire dal Pd. È ferito dalla richiesta del Pd milanese a Sala di bloccare il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Ha ragione o no? Qualche ragione ce l’ha a risentirsi. Perché Tel Aviv è il cuore dell’opposizione di piazza a Netanyahu ed è governata da laburisti e liberali. Essa è teatro dell’opposizione alla barbarie del governo israeliano. Una città cosmopolita e avversa alla destra israeliana.

Perciò sarebbe di grande rilievo politico dare a questo gemellaggio una forma politica e simbolica ben precisa. Farne cioè un gesto di lotta e di opposizione alla barbarie del governo israeliano. Tel Aviv infatti è la sede della maggior parte delle ambasciate del mondo in Israele ed è il cuore dell’innovazione laica, tecnica e cosmopolita del Paese.

Certo, in un gemellaggio vanno messe in evidenza tutte queste cose, e non ci si deve limitare a una cerimonia scontata che possa suonare come avallo di normali relazioni con un Paese oggi dalla parte del torto e che va politicamente sanzionato. Altrimenti si fa il gioco della destra.

Ma si fa il gioco della destra anche se la si vittimizza, consentendole di usare il rifiuto del gemellaggio come espressione di antisemitismo. Un’idea potrebbe essere quella di fare un gemellaggio evidenziando l’affinità politica tra il governo di Milano e quello di Tel Aviv, e quindi costruire un gemellaggio tutto politico con la presenza degli oppositori del governo israeliano, corredandolo con protocolli di intesa a favore delle genti palestinesi.

Così ne verrebbe fuori un messaggio molto chiaro: c’è un’altra Israele che lotta contro Netanyahu e che è decisiva per la pace e la civiltà democratica. Sarebbe allora un’occasione da non perdere questo gemellaggio, ma a queste precise condizioni. Viceversa si alimenterebbero strumentalizzazioni della destra e vittimismo fuorviante.