Dopo Orbán arriva Radev: dalle elezioni in Bulgaria un nuovo pericolo per l'Ue

Maggioranza solida e agenda critica verso Unione europea: Sofia rischia di diventare il nuovo nodo dei veti a Bruxelles

Marco ColomboFlusso Quotidiano
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ANSA

Rumen Radev conquista la scena politica bulgara vincendo le elezioni del 19 aprile 2026 con un risultato che gli garantisce la maggioranza parlamentare. L’ex capo dello Stato ha saputo capitalizzare anni di instabilità presentandosi come figura di rottura rispetto ai partiti tradizionali. Il suo movimento ha superato nettamente le forze europeiste e i conservatori, intercettando il malcontento sociale legato a inflazione, corruzione e disuguaglianze. Nel suo primo intervento dopo il voto, Radev ha parlato di «mandato chiaro per cambiare il Paese», promettendo stabilità politica e interventi strutturali. L’affluenza, in linea con le ultime consultazioni, conferma una partecipazione non entusiasta ma significativa, segno di una fiducia ancora fragile nelle istituzioni.

La vittoria di Radev apre ora una fase delicata nei rapporti con Unione europea. Il paese, dopo il crollo di Orbán in Ungheria, può diventare la nuova spina nel fianco per Bruxelles tra veti strategici e una campagna di delegittimazione dell’Ue. Radev ha già annunciato, ad esempio, di non voler in alcun modo aiutare l’Ucraina né dal punto di vista militare né da quello economico. Non è un caso che nei mesi scorsi Radev si fosse espresso contro l’adozione della moneta unica, con l’euro introdotto in Bulgaria a inizio anno, sottolineando quella linea anti europeista che guiderà la sua azione politica alla guida del Paese. Per l’UE si tratta quindi di gestire un partner meno allineato ma ancora interno al perimetro comunitario. Molto dipenderà dalla capacità di Radev di consolidare il potere interno: se riuscirà a garantire stabilità dopo anni di crisi, potrà rafforzare il proprio peso anche a livello europeo, incidendo sugli equilibri e complicando la ricerca di posizioni comuni.

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