Diritti umani, la bancarotta morale dei leader mondiali

Guerre, dissenso represso e violenze contro chi porta aiuto: Amnesty e Save the Children denunciano una deriva globale, nell’inerzia dei governi.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

Diritti umani vo cercando. In un mondo che li sta sempre più violando, cancellando, considerandoli una variabile secondaria nelle relazioni internazionali. Un quadro d’insieme impressionante è quello che emerge dai report delle più importanti associazioni per i diritti umani, come Amnesty International e Human Rigts Watch. Un arretramento generalizzato che non trova isole felici. Guerre, oltre 64 in corso, ma non solo: pulizie etniche, espulsioni di massa, violenza di genere, arresti in ogni dove di attivisti per i diritti umani, avvocati, giornalisti indipendenti, parlamentari scomodi agli autocrati al potere a ogni latitudine. Dal Rapporto 2026 di Amnesty International: «Le autorità del Nepal e della Tanzania si sono particolarmente distinte nell’uso illegale della forza letale per reprimere proteste che esprimevano rivendicazioni politiche e socioeconomiche. I governi di stati come Afghanistan, Cina, Egitto, India, Kenya, Usa e Venezuela hanno represso violentemente le proteste, criminalizzato il dissenso mediante leggi antiterrorismo o legislazioni sicuritarie o usato tattiche illegali di mantenimento dell’ordine pubblico che hanno compreso sparizioni ed esecuzioni extragiudiziali. Le notizie di attacchi e uccisioni illegali da parte delle forze governative e dei gruppi armati sono rimaste una costante nei conflitti di lunga data in corso in Africa, in paesi come Burkina Faso, Camerun, Mali, Mozambico, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana (Central African Republic– Car), Somalia e Sud Sudan. In Siria, le milizie affiliate al governo hanno perpetrato un’ondata di uccisioni di massa di centinaia di civili, compresi omicidi su base settaria». Negli ultimi cinque anni, rimarca Save the Children, quasi 3.500 operatori umanitari locali sono stati uccisi, feriti gravemente, detenuti o rapiti. Una deriva planetaria, un inferno globale.

«I leader mondiali si sono mostrati fin troppo sottomessi di fronte agli attacchi al diritto internazionale e al sistema multilaterale. Il loro silenzio e la loro mancanza d’azione sono imperdonabili. La loro è una bancarotta morale che produrrà nient’altro che ritirata, sconfitta ed erosione di decenni di sofferte conquiste nel campo dei diritti umani. Blandire gli aggressori significa alimentare le fiamme che bruceranno noi e le prossime generazioni», ha ammonito Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.
Ricordarlo è un obbligo morale. Per restare umani.

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