Decreto Sicurezza: così il governo distoglie l'attenzione dai problemi reali

Il nono decreto sicurezza mette nel mirino i più giovani. Nuovi reati e sanzioni ai genitori, mentre il governo evita di affrontare la crisi sociale.

Otello MarilliFlusso Quotidiano
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ANSA

Immancabile e prevedibile, come da quattro anni a questa parte, è arrivato dal consiglio dei ministri il nuovo decreto sicurezza (il nono dal settembre del 2022) che introduce nuove misure repressive per prevenire eventuali disordini dopo quanto accaduto nelle scorse settimane nel corso delle imponenti manifestazioni studentesche. Nella conferenza stampa successiva all’approvazione la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha annunciato, oltre ai 500 militari in missione a Milano (ma senza poteri speciali grazie all’intervento di moral suasion del Quirinale), l’estensione anche ai minori di alcune misure come il fermo preventivo, la presunzione di imputabilità e la flagranza differita, ma soprattutto ha tuonato sulle sanzioni ai genitori e rivendicato l’introduzione del nuovo reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche».

Inoltre, nel decreto si prevede la possibilità per il questore di disporre il divieto di raduno per i minorenni qualora in cinque o più, in forma di gruppo in un luogo aperto al pubblico, manifestino comportamenti intimidatori. Niente di nuovo sotto il sole: la destra al governo, invece di interrogarsi sul disagio sociale sempre crescente (non va dimenticato che il Meridione è ancora attraversato dalla protesta degli autotrasportatori con conseguenze sempre più pesanti in termini di approvvigionamenti alimentari e di carburante), risponde inserendo un nuovo, ennesimo, reato relativo alle manifestazioni di piazza.

Stavolta, però, mettendo nel mirino i giovani, anzi i giovanissimi, così da spostare sempre il focus sull’ordine pubblico per evitare di rispondere nel merito alle richieste che pure migliaia di manifestanti pacifici, ma legittimamente arrabbiati, hanno posto, per non guardare in faccia la crisi che attraversa il Paese, che è sempre più impoverito e sfiduciato. Del resto, ricordando Bertolt Brecht, «tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno la violenza degli argini che lo costringono», meglio quindi far concentrare l’opinione pubblica sulla «piena» per evitare di doversi assumere la responsabilità del proprio fallimento.

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