De tempestivitate regis: la passione del ministro Crosetto per l'industria militare

Simone OggionniFlusso Quotidiano
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ANSA

Occorrerebbe scrivere un trattato sul tempismo del governo italiano. Per anni immobile e silenzioso davanti al massacro di Gaza. Comicamente balbettante sui dazi dell’amico Trump. Imbarazzato e titubante di fronte ai bombardamenti su Teheran. Inesistente dal primo giorno, con l’ineffabile Urso, nella costruzione di una vera strategia industriale nazionale che rilanci domanda interna, consumi e salari.

Eppure, fiutando l’affare della guerra, il governo riconquista un’altra velocità, che francamente smentisce i proclami di Tajani e Meloni. Da poco tornato da Dubai, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha convocato «una riunione d’emergenza con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, il Direttore Nazionale degli Armamenti, Ammiraglio di Squadra Giacinto Ottaviani e i rappresentanti dell’industria della difesa italiana»: 130 persone.

L’obiettivo di tanta solerzia di concerto con i vertici militari e i manager del settore? «Sollecitare — dice la nota di Crosetto — l’industria della difesa a segnalare tutte le disponibilità operative» per «rafforzare la difesa, specie quella aerea, del Paese, dei Paesi alleati e dei Paesi amici». Al servizio dell’obiettivo, Crosetto suggerisce una rapida deregulation: «ridurre al minimo gli impedimenti e le procedure burocratiche». Dunque via i lacci e i lacciuoli (le regole fiscali europee? le procedure costituzionali italiane?) che frenano gli interessi dell’industria militare (o di chi governa).

Insomma, la notizia è che quando si tratta di rafforzare il complesso militare-industriale, si intravede la possibilità di fare affari con la guerra, il governo si sveglia. Rapido. Operativo. Per tutto il resto – crisi internazionali, crisi umanitarie, una crisi industriale drammatica – si può continuare a sonnecchiare.