Darfur, l’inferno dei bambini che il mondo ha dimenticato

Stupri, fame e reclutamenti forzati: l’allarme dell’Unicef su una nuova generazione travolta dalla guerra, vent’anni dopo l’indignazione internazionale.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

Stupri come arma di guerra. Bambini-soldato reclutati a forza e strappati alle loro famiglie per imparare a uccidere. Carestia, fosse comuni, sfollamenti. Darfur, l’inferno in terra. Vent’anni dopo, quell’inferno permane anche se il mondo l’ha dimenticato. Darfur, dove permane “la più grave crisi di sfollati al mondo” secondo l’Onu. Darfur, dove, ancora oggi come venti anni fa, a essere violati, annientati, privati dell’infanzia e spesso della vita sono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini. A squarciare il velo dell’indifferenza è l’Unicef, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia. Lo fa con un dettagliato rapporto dal titolo “Child Alert”, che rimarca come “ad aprile 2024 sono state verificate più di 1500 gravi violazioni contro i bambini attribuite alle parti in conflitto, tra cui l’uccisione e la mutilazione di oltre 1 300 bambini, spesso causate da armi esplosive e droni, oltre a violenze sessuali, rapimenti e reclutamento da parte di gruppi armati. Queste cifre, già estremamente gravi, rappresentano probabilmente una sottostima della reale portata degli abusi”.

«Vent’anni fa il mondo si è unito nell’indignazione per le sofferenze dei bambini nel Darfur», ricorda Catherine Russell, Direttrice generale dell’Unicef. Venti anni dopo, a quel moto di indignazione si è sostituita, per usare le parole di Papa Francesco, la “globalizzazione dell’indifferenza”. «Oggi - rimarca ancora Russell - una nuova generazione vive violenze, fame e terrore. Non possiamo permettere che la storia si ripeta. I bambini hanno bisogno di protezione e di un accesso umanitario continuo. Le parti in conflitto devono porre fine a questa guerra.» Uuna guerra che dalla sua ripresa, aprile 2023, ha provocato oltre 400mila morti. Le dimensioni complessive di una tragedia umanitaria apocalittica le declina Emergency, che nel Darfur è ancora impegnata: «Oltre 12 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, per cercare rifugio in altre regioni del paese o in quelli limitrofi come Egitto, Ciad e Sud Sudan. Oggi 30,4 milioni di persone – oltre la metà della popolazione – ha bisogno di assistenza umanitaria ma il sistema sanitario è al collasso: 1 ospedale su 3 non è più operativo e il movimento di operatori e aiuti umanitari internazionali per la popolazione risulta spesso».

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