Dall'escalation alla promessa di una pace rapida: le giravolte di Trump sull'Iran
Prima minaccia un'escalation militare e annuncia attacchi alle infrastrutture. Poi dichiara che entro tre settimane la guerra sarà finita. Intanto l'Iran respinge l'ipotesi di negoziati

ANSA
«Ce ne andremo molto presto, forse entro due o tre settimane». Ad affermarlo è stato, in un punto stampa con i giornalisti nello Studio ovale, il presidente americano, Donald Trump, che si è detto fiducioso di poter ordinare la fine delle operazioni militari in Iran nel giro di poche settimane. È l’ennesima giravolta di Trump su questo conflitto dopo che, nei giorni scorsi, aveva prima auspicato una rapida fine del conflitto e poi aperto ad una possibile escalation minacciando di attaccare ed invadere l’isola di Kharg, snodo cruciale nel golfo persico. Quale sia il reale pensiero del Tycoon su questo conflitto, probabilmente, lo chiarirà lui stesso: stando a quanto dichiarato da una portavoce della Casa Bianca, Trump farà «un annuncio molto importante sull’Iran» parlando alla nazione questa sera alle 21 (le 3 in Italia).
Intanto il ministro degli esteri iraniano Araghchi ha detto di aver ricevuto diversi messaggi dall'inviato statunitense per il Medioriente, Steve Witkoff, con il quale però non sarebbe in corso nessuna trattativa. «Non abbiamo alcuna fiducia - ha dichiarato Araghchi - che i negoziati con gli Stati Uniti porteranno a risultati. Il livello di fiducia è pari a zero». Nella serata di martedì, intanto, il rappresentate iraniano presso le nazioni unite, Amir-Saeid Iravani, ha scritto una lettera al Consiglio di sicurezza dell’Onu dopo le minacce di Trump di attaccare le infrastrutture civili: «Esortiamo l’Onu a impedire qualsiasi azione in tal senso. Una tale operazione va considerata come un crimine di guerra e gli Stati Uniti si assumeranno la piena responsabilità delle sue conseguenze».