Dalle canzonette al boom culturale: Gino Paoli e la fine del secolo dei cantautori

ANSA
Addio al padre di tutti i cantautori italiani. A 91 anni se ne va Gino Paoli (pochi mesi dopo la scomparsa di Ornella Vanoni con cui aveva condiviso lunghi tratti di vita e un’amicizia che non si era mai attenuata). Da tempo stava male e l’annuncio della scomparsa lo ha dato la sua famiglia. Paoli è uno dei grandi innovatori della musica italiana che esce dalle secche delle “canzonette” degli anni quaranta e cinquanta per entrare in un nuovo mondo musicale, quello segnato dai cantautori, un fenomeno che – accanto alla trasformazione del rock e del blues per mano delle nuove band soprattutto inglesi – dà alla musica un elemento di novità e di rottura col passato e anche un ruolo “politico” per intere generazioni che in passato non aveva mai avuto.
Paoli in realtà a Genova ci era arrivato, visto che era nato a Monfalcone e nel capoluogo ligure si era trasferito col padre ingegnere nei cantieri navali e la famiglia che aveva invece radici nel livornese. Lui, col suo carattere non avrebbe mai voluto sentirsi come il “rappresentante” di qualcosa, eppure lo era: con lui si compiva una frattura culturale che si apriva col nuovo decennio Sessanta, un modo nuovo di pensare la musica, destinata ad un pubblico di ragazzi che stavano facendo irruzione da protagonisti nell’Italia del boom. E non è un caso che proprio Genova fosse l’epicentro di questo cambiamento. Città fortemente operaia e ribelle, città che nel 1960, mentre l’Italia sembrava girare a destra col governo Tambroni, aveva inventato quello che si sarebbe chiamato il “nuovo antifascismo” nelle manifestazioni di piazza i cui protagonisti erano i ventenni che il fascismo non lo aveva conosciuto neppure.
Che c’entrano Gino Paoli, Umberto Bindi, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Giorgio Calabrese e Luigi Tenco (tutti genovesi e tutti emersi sulla scena musicale in quel frangente) coi ragazzi con le “magliette a strisce”? Poco forse nelle biografie moltissimo con la voglia di dare una scossa alo stato delle cose esistente. Paoli per primo e con un grande successo popolare, viene riconosciuto come un innovatore nelle sue composizioni: Il cielo in una stanza o Sapore di Sale due titoli che oggi, ancora a quasi 65 anni dal loro apparire, tutti conoscono. Dentro c’era una particolare vicinanza di Genova con la cultura francesce che filtrava dal vicino confine di Ventimiglia fatta di grandi poeti e di chansonnier ma anche di influenze blues e rock che allora in Italia erano davvero poco conosciuti. La novità era rappresentata da testi nuovi e che rompevano i soliti legami canzonettistici e dalle facili rime di prima. Il cielo in una stanza nasce da una immagine avuta in un bordello e in questo somiglia di più a The house of rising sun che a Al di là di Luciano Tajoli che proprio quell’anno aveva vinto a Sanremo.
Paoli, come altri della sua generazione, ha anche avuto la fortuna di “imbattersi” in un musicista speciale come Ennio Morricone che creò per molte sue canzoni un arrangiamento e una orchestrazione innovativi. Ricordate le note di basso e il pianoforte dissonante di Sapore di sale? Anche questo faceva la differenza e rivoltava gli stilemi musicali. Uomo introverso e difficile, innamorato e incostante tentò il suicidio restando vivo ma con una pallottola, non rimuovibile”.
Paoli accanto alla sua vita artistica (fatta di mille canzoni, di album, di alti e bassi nella popolarità, di aiuto e scoperta di artisti a lui affini) ha avuto a partire dal 1987 una vera vita politica. E’ stato deputato del Pci ( e poi del Pds) ma evidentemente i panni della politica istituzionale gli stavano stretti anche se non ha mai mancato di esprimere le sue idee e la vicinanza con la sinistra impegnandosi anche nelle campagne elettorali. Per la sua formazione politica ha sempre rivendicato una radice familiare: “Sono anarchico da sempre. Il gene dell'anarchia l'ho ereditato da mio nonno, analfabeta, che conosceva a memoria gli scritti di Carlo Cafiero, le canzoni di Pietro Gori, l'autore di Addio a Lugano, e anche la Divina Commedia".
Popolare e colto, un poeta insieme intimo e arrabbiato, un musicista capace di innovare e che aveva radici lontano dalla tradizione della canzonetta italiana (non a caso il suo primo esperimento musicale lo aveva fatto con l’amico Bruno Lauzi fondando un gruppo chiamato I diavoli del rock), si trovò a collaborare con tantissimi dei nuovi musicisti dalla Vanoni a Mina, a Endrigo. Collaborò anche alla colonna sonora (sempre in collaborazione con Morricone) per il primo film di Bernardo Bertolucci, Prima della rivoluzione a ulteriore dimostrazione di come fosse legato ad una trasformazione nel mondo delle arti e della cultura che in quegli anni toccò il suo apice.