Da socialista e da cattolico dico che il Papa ha ragione

L’enciclica Magnifica Humanitas richiama la politica alle proprie responsabilità: governare la tecnologia perché serva la persona, il lavoro e la democrazia.

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ANSA

Da socialista e da cattolico, sento il dovere di intervenire sull’enciclica Magnifica Humanitas, presentata da Papa Leone xiv il 25 maggio 2026. Il suo messaggio parla direttamente alla mia coscienza civile, politica e religiosa. Non è un documento che riguarda solo i credenti, e non appartiene esclusivamente alla riflessione interna alla chiesa. È un richiamo alto, opportuno e necessario rivolto all’intera umanità, alla politica, alla cultura democratica e a tutti coloro che credono che il progresso debba restare al servizio dell’uomo.

Il Papa ha comunicato al mondo un messaggio puntuale e coraggioso. Nel tempo dell’intelligenza artificiale, della potenza degli algoritmi, della guerra tecnologica, della sorveglianza digitale e delle nuove forme di controllo, l’umanità si trova davanti a una scelta decisiva. Deve decidere se innalzare una nuova torre di Babele o edificare una città nella quale Dio e l’uomo possano abitare insieme. È un’immagine forte, la torre di Babele oggi non sarebbe fatta di mattoni, ma di dati, piattaforme, brevetti, algoritmi, sistemi automatici, poteri economici concentrati, armi intelligenti e decisioni sempre sottratte alla responsabilità umana. La città abitata da Dio e dall’uomo, invece, è l’immagine di una civiltà nella quale la tecnica non diventa idolo, ma strumento, non domina la persona, ma la serve, non cancella la dignità ma la custodisce.

Per questo io dico che il Papa ha ragione. Ha ragione perché non parla contro la scienza e neanche contro il progresso, ma parla contro una modernità senza coscienza. Parla contro l’idea pericolosa secondo cui tutto ciò che è tecnicamente possibile sia automaticamente giusto, lecito, umano. E questa distinzione è fondamentale. Io sono socialista, e proprio per questo non ho mai avuto paura del progresso. Anche da sindacalista, con la mia Cgil ci siamo sempre battuti per la modernizzazione e l’ innovazione degli insediamenti produttivi e la dignità dei lavoratori. Lo stesso, storico Statuto dei lavoratori approvato nel maggio del 1970 andava in questa direzione, oltre ai nuovi diritti.

Storicamente il socialismo non si è mai opposto alla scienza, alla tecnica, all’industria, all’innovazione. Al contrario ha sempre visto nel progresso una possibilità di emancipazione, una possibilità per liberare l’uomo dalla miseria, dalla fatica disumana, dall’ignoranza, dallo sfruttamento, dalla subordinazione ai poteri forti. Ma il socialismo più serio non ha mai confuso il progresso con l’idolatria della tecnica. Non ha mai pensato che ogni innovazione fosse buona solo perché nuova. La domanda vera è sempre un’altra, chi governa il progresso? A vantaggio di chi viene usato? Quali interessi serve? Quali disuguaglianze produce? Quale idea di uomo porta con sé? E da cattolico aggiungo, nessun progresso può dirsi autentico se dimentica l’anima dell’uomo, la sua dignità, la sua fragilità, il suo destino. Una società non diventa più umana solo perché possiede strumenti più potenti. Diventa più umana se sa proteggere meglio la vita, il lavoro, la libertà, la giustizia, la pace e i più deboli. L’intelligenza artificiale può essere una straordinaria opportunità, può aiutare la medicina, la scuola, la ricerca, la pubblica amministrazione, la sicurezza sul lavoro, l’organizzazione dei servizi, la conoscenza. Può rendere più semplice la vita delle persone, può liberare tempo ed energie. Ma può anche diventare una nuova forma di dominio. Può cancellare lavoro senza redistribuire ricchezza. Può concentrare il potere nelle mani di pochi, può sorvegliare i cittadini, manipolare le opinioni, profilare i più fragili, condizionare la formazione del consenso, rendere più fredda e impersonale la guerra. La stessa enciclica, secondo la presentazione ufficiale vaticana, affronta proprio la custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Per questo il Papa ci invita a restare profondamente umani, e questo richiamo non può essere liquidato come una preoccupazione religiosa o moraleggiante. È una questione politica, una nuova questione sociale.E chissà se il messaggio del Papa non sia un chiaro monito alla politica. Io, credo che lo sia. Anzi, soprattutto alla politica, perché essa è troppo prigioniera del giorno per giorno, dei sondaggi, delle polemiche e dei piccoli equilibri di potere, rischia di arrivare in ritardo davanti alle grandi trasformazioni della storia.

Per questo, il Pd e la sinistra dovrebbero raccogliere con convinzione il monito del Papa. Non per convenienza o per calcolo, ma soprattutto per non essere incerti e subalterni al linguaggio dei grandi poteri tecnologici ed economici.

Il Papa con parole diverse, richiama una verità che appartiene alla migliore tradizione socialista e democratica, la tecnica deve servire l’uomo e non dominarlo, l’economia deve servire la società, non comandarla, la politica deve guidare i processi, non inseguirli. Per questo da socialista e da cattolico dico che il Papa ha ragione. Ha ragione perché non sta chiedendo di tornare indietro, ma di non perdere l’uomo andando in avanti.

Ha ragione perché difendere la dignità umana non è una posizione antiquata, ma il compito più moderno che abbiamo. La politica dovrebbe raccogliere il monito del Papa, e avere il coraggio di costruire regole, controlli democratici, limiti etici, tutele per il lavoro, protezioni per i cittadini, garanzie per i giovani, per i più deboli, per chi rischia di essere escluso. Dovrebbe smettere di inseguire la tecnologia e tornare a guidarla. Perché la vera domanda del nostro tempo non è se le macchine diventeranno sempre più intelligenti, ma se noi sapremo restare uomini.

E allora si, davanti alla Magnifica Humanitas bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza, il Papa ha ragione. Ha ragione quando ci ricorda che nessun algoritmo vale più di una vita umana. Ha ragione quando chiede che l’intelligenza artificiale sia al servizio dell’umanità e non del potere di pochi. Da credente e da cittadino, da socialista e da cattolico, considero questo il terreno su cui possiamo e dobbiamo ritrovarci: difendere la persona, la pace, il lavoro, la giustizia e la libertà. Perché una civiltà che sa calcolare tutto, ma non sa proteggere l’uomo, non è una civiltà progredita. È una civiltà smarrita.

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