Da Eugene V. Debs a Zohran Mamdani: il lungo cammino del socialismo americano

Francesco FilograssoApprofondimenti
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ANSA

C’è un filo rosso — letteralmente — che attraversa più di un secolo di storia americana, unendo una cella del Penitenziario Federale di Atlanta nel gennaio 1920 con i gradini ghiacciati del Municipio di New York il 1° gennaio 2026. Un filo che molti in America avrebbero giurato fosse spezzato per sempre, sommerso sotto il peso della Guerra Fredda, del maccartismo, dell'American Dream come religione di Stato. E invece è sopravvissuto. Si è nascosto, è rinato, ha cambiato accento e colore della pelle, ha attraversato oceani. Oggi quel filo ha un nome: Zohran Kwame Mamdani, sindaco socialista della più grande città degli Stati Uniti. Ma per capire Mamdani, bisogna prima capire l'uomo da cui tutto ebbe inizio.

L'apostolo di Terre Haute: Eugene Victor Debs

Nasce il 5 novembre 1855 a Terre Haute, Indiana, figlio di immigrati alsaziani. I suoi genitori gli danno il nome in onore di due scrittori francesi: Eugène Sue e Victor Hugo. Un battesimo profetico per chi diventerà uno degli oratori più potenti d'America. Da ragazzo lavora sui binari della ferrovia, grattando via il grasso dai carrelli dei treni merci per cinquanta centesimi al giorno. È lì, tra i vapori e il ferro, che nasce la sua coscienza di classe.

All'inizio Debs è un democratico moderato, convinto che capitale e lavoro possano convivere in armonia. Ma l'estate del 1894 spezza questa illusione in modo definitivo. I lavoratori delle fabbriche Pullman di Chicago scendono in sciopero dopo che l'azienda taglia i loro salari senza ridurre gli affitti. Debs, alla guida del suo sindacato ferroviario, organizza un boicottaggio che paralizza le linee ferroviarie di mezzo continente: oltre 250.000 lavoratori in 27 stati.

La risposta dello Stato è militare. Il presidente Grover Cleveland manda l'esercito federale a spezzare lo sciopero. Debs viene arrestato e condannato a sei mesi di carcere. È in quella cella che il democratico moderato muore e nasce il socialista. Legge Marx, Kautsky, i classici del movimento operaio europeo. Esce dal carcere trasformato. Diventa socialista non per dottrina astratta, ma per esperienza vissuta sulla propria pelle. E con lui il socialismo americano trova finalmente la voce che gli mancava. Dirà di lui il vecchio giornalista Swinton: "Da giovane ho ascoltato Abraham Lincoln. Adesso c'è Eugene Debs."

Il rifiuto del Mosè

Ma Debs non voleva essere un idolo. Ripeteva spesso una frase che oggi suona come un monito alla politica dei leader carismatici: "Non sono un Mosè per portarvi fuori da questa terra di schiavitù. Se potessi essere portato fuori da un uomo, potreste essere riportati dentro da un altro". Per lui, il socialismo non era l'attesa di un salvatore, ma la scoperta del potere collettivo. Una lotta che non riguardava solo il pane, ma anche “le rose”: rivendicava il diritto dei lavoratori di studiare, amare e godere della bellezza.

Cinque volte contro il muro: il candidato socialista

Nel 1901 Debs fonda il Partito Socialista d'America. Da quel momento si candida alla presidenza cinque volte: 1900, 1904, 1908, 1912, 1920. Nel 1912, anno d'oro del movimento, il Partito Socialista conquista il 6% del voto nazionale: quasi un milione di americani votano per il socialismo. In quell'anno i socialisti governano decine di città. Il Wisconsin diventa "l'Emilia americana", scrive entusiasta l'Avanti! di Milano.

Ma poi arriva la Grande Guerra. Quando Wilson porta l'America in guerra nel 1917, Debs si rifiuta di ammainare bandiera. Nel giugno 1918, a Canton, Ohio, tiene uno dei discorsi più memorabili della storia americana. Sa bene che lo stanno ascoltando gli agenti federali. Non si ferma. Condannato a dieci anni in base al Sedition Act, finisce al Penitenziario Federale di Atlanta. Alle elezioni del 1920, dalla sua cella, con il numero di detenuto 9653 stampato sul petto, raccoglie ancora quasi un milione di voti. Trasformò quella cella in uno spazio di resistenza globale, dimostrando come la sconfitta giudiziaria potesse diventare una vittoria morale travolgente.

Il lungo inverno: dal maccartismo al ritorno

Dopo la morte di Debs inizia un lungo inverno per il socialismo americano. Il Partito Democratico riesce a canalizzare la rabbia popolare nel New Deal, un capitalismo riformato che toglie ossigeno alle alternative più radicali. Poi arriva la Guerra Fredda e il maccartismo. Per decenni “socialismo” diventa in America una parola proibita.

E invece no. Nel 2016 accade qualcosa di imprevisto: Bernie Sanders scuote le primarie democratiche con un programma di sanità pubblica universale e istruzione gratuita. Sanders non si nasconde: si dichiara “democratic socialist” senza battere ciglio. Raccoglie milioni di voti, mobilitando soprattutto i giovani colpiti dal Grande Crollo del 2008.

Il ragazzo di Kampala: Zohran Mamdani

È in questo humus culturale che cresce Zohran Kwame Mamdani, nato nel 1991 a Kampala, Uganda. Suo padre Mahmood è uno dei più importanti studiosi postcoloniali; sua madre è Mira Nair, la celebre regista. Il suo secondo nome gli viene dato in onore di Kwame Nkrumah, padre dell'indipendenza del Ghana. Una genealogia di resistenza.

Arriva a New York a sette anni. Cresce nel Queens, tra le strade di Astoria. Si appassiona alla politica attraverso i DSA, i Democratic Socialists of America, l'organizzazione che le campagne di Sanders hanno trasformato in un movimento di massa con 80.000 tesserati. Nel 2020 viene eletto all'Assemblea dello Stato di New York. Nel 2024 annuncia la sua candidatura a sindaco di New York. Il suo programma è concreto: blocco degli affitti, trasporti pubblici gratuiti, supermercati comunali e salario minimo a 30 dollari l'ora.

Il più grande upset della politica americana moderna

L'establishment democratico cerca in ogni modo di fermarlo. L'ex governatore Andrew Cuomo si ricandida come indipendente; Donald Trump interviene dalla Casa Bianca contro di lui. Non basta. Il 4 novembre 2025, Zohran Mamdani vince con il 50,39% dei voti. L'affluenza è la più alta dagli anni Sessanta. È quello che Bernie Sanders chiamerà “il più grande upset politico della storia americana moderna”. È Sanders stesso a giurarlo in carica il 1° gennaio 2026. Nel suo discorso inaugurale, Mamdani dichiara: "Sono stato eletto come socialista democratico, e governerò come socialista democratico".

Debs e Mamdani: lo stesso fuoco, un nuovo mondo

Le differenze tra i due uomini sono enormi, ma c'è qualcosa che li accomuna in modo profondo. Entrambi rifiutano la moderazione strategica come condizione per essere accettati. Entrambi scelgono di parlare di classe quando il discorso mainstream preferisce evitarla. In un'America polarizzata dal movimento MAGA di Donald Trump, il socialismo di Mamdani, Ocasio-Cortez e Bernie Sanders risponde con la “lotta di classe multietnica”. Debs è il ponte morale di questa sfida.

C’è poi un'analogia di metodo. Se Debs usava la sua voce potente dai vagoni dei treni, la nuova guardia socialista — la Squad — usa gli smartphone con la stessa carica pedagogica. Mamdani ha vinto grazie a 90.000 volontari che hanno bussato porta a porta. È esattamente l'organizzazione dal basso che Debs predicava: costruire il potere collettivo un'assemblea di condominio alla volta.

Il socialismo americano oggi: prospettive e sfide

La vittoria di Mamdani non cancella le enormi difficoltà: il sistema bipartitico e l'influenza del denaro in politica. Eppure qualcosa è cambiato strutturalmente. Una nuova generazione di eletti — Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib — ha sdoganato il termine nell'arena nazionale. La crisi della disuguaglianza e il costo insostenibile della vita continuano a produrre terreno fertile per la sinistra radicale.

Mamdani ha dimostrato che il socialismo può vincere ancorandosi ai bisogni materiali quotidiani: l'affitto, il bus, la spesa. Cent'anni dopo Eugene Debs, un giovane sindaco di New York ha dimostrato che la Terra promessa non viene portata da nessuno, ma si costruisce insieme. E il socialismo americano — quello vero — è ancora vivo.