Da Anderson a Trier, da Guerrieri a Paladini: film e serie da non perdere

Archivio Rinascita
Dice: che cosa c’è da vedere al cinema o in televisione? È una parola dare consigli. Escono troppi film nelle sale, anche dieci alla settimana, con il risultato di confondere gli spettatori e favorire una distrazione generale rispetto alle proposte di qualità spesso destinate a rapida estinzione. Quanto alle miniserie sulle tv generaliste e sulle piattaforme digitali, beh, c’è solo l’imbarazzo della scelta, e proprio per questo non è sempre facile scegliere, nel senso che certi titoli magari non dicono nulla e invece nascondono dei gioiellini da non perdere.
Parto dal cinema, sempre a mio sindacabile giudizio, ripeto: sindacabile, nel senso che ogni parere è lecito e non ho la pretesa di essere una sorta di arbitro del gusto.
Gli Oscar di domenica scorsa hanno riportato nelle sale alcuni dei film premiati nelle categorie maggiori. E allora, se li aveste mancati quando uscirono nel 2025, suggerisco di fare un salto nei cinema per vedere, in rapida successione e in versione originale con i sottotitoli, se la trovate: “Una battaglia dopo l‘altra” di Paul Thomas Anderson, “I peccatori – Sinners” di Ryan Coogler e “Sentimental Value” di Joachim Trier, i primi due americani, il terzo norvegese. Tre film assai diversi l’uno dall’altro, ma benissimo interpretati da attori come Leonardo DiCaprio, Michael B. Jordan (in due ruoli) e Stellan Skarsgård.
Il primo, sia pure tratto da un romanzo di Thomas Pynchon largamente rimaneggiato e aggiornato, è una sorta di tumultuoso e grottesco viaggio, senza un attimo di respiro, in un’America che non è trumpiana ma è come se lo fosse. Un ex militante bombarolo di sinistra, Bob, è costretto a uscire dal suo rifugio per cercare la figlia scomparsa, mentre una specie di fanatico militare, pure razzista e sovranista, dà la caccia a entrambi. Il finale è splendido.
Il secondo, molto sottovalutato dai critici in Italia quando uscì un anno fa, è un’allegoria, solo formalmente horror, con tratti di musical, ambientata negli anni Trenta: due gangster afroamericani arrivati da Chicago aprono un locale per neri giù nel Profondo Sud senza immaginare che un esercito di vampiri bianchi, s’intende razzisti, daranno l’assalto nella notte a quel luogo di musica, sesso e divertimento. La metafora è chiara.
Il terzo è un viaggio dentro una famiglia spezzata: due sorelle, una delle quali è un'attrice in crisi, e un padre regista sempre assente, ormai considerato perso, che invece si rifà vivo con l’idea di girare un film dalle rifrangenze autobiografiche insieme a una giovane star hollywoodiana (ma lui vorrebbe la figlia come protagonista).
Questi tre film consiglio, se non li avete visti. Altrimenti ce ne sono di più recenti, assai meritevoli di attenzione, almeno fino a che resteranno nelle sale: penso ai francesi “La mattina scrivo” di Valérie Donzelli e “Nouvelle Vague” di Richard Linklater, al brasiliano “L’agente segreto” di Kleber Mendonça Filho (davvero un capolavoro a mio parere), l’americano “Il testamento di Ann Lee” di Mona Fastvold, anche l’italiano “Il bene comune” del nostro Rocco Papaleo.
Se poi vi piacesse la fantascienza non proprio convenzionale c’è da vedere, uscito da poco, “L’ultima missione – Project Hail Mary” con Ryan Gosling nei panni di un “eroe per caso” che si risveglia solo dentro una gigantesca astronave, dopo undici anni di coma, con il compito di salvare la Terra perché il Sole si sta spegnendo a causa di letali microrganismi alieni. Ma per compiere la missione dovrà allearsi con un bizzarro extraterrestre, a forma di granchio roccioso, biologo come lui.
Quanto alle serie televisive, propongo un confronto a distanza, ma non troppo, tra due cosiddetti “legal drama”, cioè storie di avvocati tra processi rischiosi e guai personali. Su Rai1, il lunedì sera (con replica su RaiPlay), trovate “Guerrieri. La regola dell’equilibrio”, quattro serate di circa 100 minuti l’una tratte dai romanzi di Gianrico Carofiglio dedicati all’avvocato barese Guido Guerrieri. Regia di Gianluca Maria Tavarelli, con Alessandro Gassmann nel ruolo del tormentato legale penalista reduce da un divorzio doloroso, amante delle buone letture e della boxe, certo alle prese con casi piuttosto rischiosi.
Su Sky e Now trovate invece la miniserie, sempre in quattro episodi, “Avvocato Ligas”, per la regia di Fabio Paladini, con Luca Argentero nei panni dell’elegantone e geniale penalista milanese dedito ai gin-tonic e alle scappatelle sessuali, in fondo cinico e molto figlio dei nostri tempi.
A dirla tutta, per quanto ho visto, per ora preferisco Guerrieri a Ligas. Meno frescone e alla moda, ma più profondo e malinconico, sempre all’interno di una certa convenzione da tv generalista. Ma debbo riconoscere che il quarto episodio di “Avvocato Ligas” mi ha piacevolmente colpito: c’era da difendere un oltraggioso conduttore radiofonico, forse vagamente ispirato a Giuseppe Cruciani della “Zanzara” (lo interpreta benissimo Valerio Aprea), accusato di aver istigato atti di violenza contro un’assessora milanese. Invece non era andata proprio così…