Cultura, il caso Giuli e il limite di governo della destra
Licenziamenti ai vertici del ministero, tensioni sul caso Regeni e scontro interno a Fratelli d'Italia: la crisi della Cultura apre un (ulteriore) fronte politico dentro la maggioranza.

ANSA
Al Ministero della Cultura il ministro Alessandro Giuli ha deciso di rimuovere i vertici della propria struttura tecnica, aprendo una crisi interna che va ben oltre un normale riassetto di staff. A lasciare sono Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica, ed Elena Proietti, capo della segreteria del ministro, figure centrali nell'architettura del dicastero e riconducibili all'area di Fratelli d'Italia. La rottura arriva al termine di settimane segnate da tensioni crescenti, acuite pubblicamente dalla gestione del finanziamento al documentario su Giulio Regeni, su cui il ministero aveva inizialmente negato i fondi. Una vicenda che ha esposto divisioni interne e aperto un fronte politico più ampio, con frizioni che coinvolgono direttamente gli equilibri dentro la maggioranza fino a Palazzo Chigi. Le ricostruzioni parlano di un clima deteriorato, di rapporti incrinati e di una gestione sempre più conflittuale, fino a una rottura che non è solo amministrativa ma politica. Il risultato è un ministero attraversato da instabilità, nel quale le decisioni appaiono reattive, legate più alla gestione delle emergenze che a una linea coerente.
È a questo punto che il caso assume un significato più ampio. Il Ministero della Cultura è uno dei luoghi in cui si misura il rapporto tra politica e mondo culturale. Governarlo richiede equilibrio, competenze e capacità di mediazione. Le difficoltà emerse riportano invece a un limite più profondo: la destra italiana ha storicamente faticato a costruire un rapporto stabile con la cultura, oscillando tra diffidenza e tentativi di controllo. Nel passaggio al governo, questo limite diventa un evidente problema di gestione.
Il caso Giuli è un sintomo evidente. Rimanda a una difficoltà più generale nel selezionare una classe dirigente all'altezza delle funzioni che esercita. Il dato politico è netto. Il governo dura, ma questa durata convive con tensioni continue e una gestione fragile dei nodi più complessi. E quando per restare in piedi devi cambiare continuamente uomini, correggere gli equilibri e spegnere conflitti interni sempre più aspri, il punto non è più quanto duri. Il punto è che non stai governando.
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