Crotone, il ghetto dei migranti e il silenzio delle istituzioni

Migranti in strada e accoglienza bloccata: l’allarme di Montalcini e Lucano. Alla Prefettura la richiesta di intervenire prima dell’arrivo del freddo.

Francesco RizzaApprofondimenti
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ANSA

Lo scorso 21 settembre, a Crotone, capoluogo jonico calabrese, la Polizia di Stato ha tratto in arresto, in flagranza di reato, un uomo ritenuto responsabile di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e porto di armi e oggetti atti ad offendere. Gli agenti sono intervenuti a seguito di una segnalazione giunta al numero unico di emergenza 112 da parte di un cittadino, che aveva notato la presenza di un uomo, in evidente stato di agitazione, intento a danneggiare le autovetture parcheggiate utilizzando delle spranghe di ferro. Alla vista degli operatori, il soggetto ha persistito nella propria condotta violenta, colpendo con una spranga una delle autovetture di servizio per poi scagliarsi contro i poliziotti, che sono riusciti a disarmarlo e a contenere la sua ira.

La violenta resistenza opposta dall'uomo ha reso particolarmente difficoltose le operazioni di intervento e disarmo; cinque poliziotti hanno riportato lesioni e sono stati sottoposti alle cure del personale sanitario. Al termine degli accertamenti sono stati tutti dimessi con una prognosi giudicata guaribile in trenta giorni ciascuno, salvo complicazioni. L'uomo, invece, è stato immediatamente accompagnato presso gli Uffici di Polizia, ove è stato compiutamente identificato, e al termine di tutti gli accertamenti è stato arrestato e condotto presso la locale Casa Circondariale.

Fin qui la cronaca tratta dal portale della Questura crotonese, dalla quale si apprende che l'uomo era da tempo in Italia. Ulteriori approfondimenti investigativi, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone — diretta dal Procuratore Domenico Guarascio — hanno consentito di accertare che, prima dell'arrivo degli agenti, il cittadino straniero aveva già danneggiato diverse autovetture parcheggiate. I relativi proprietari sono stati individuati e sono state acquisite le denunce del caso. Fin qua la cronaca dei fatti tratta dal portale della Questura crotonese.

La realtà che gran parte della popolazione e le istituzioni fingono di non vedere è che nella stessa Crotone è ormai presente un ghetto vero e proprio, dove vivono numerosi migranti in attesa che la Prefettura riconosca loro il permesso di soggiorno. Cosa si aspetta per intervenire? Veramente le autorità competenti non si sono accorte di nulla, o si aspetta che anche nel capoluogo pitagorico sorga una tendopoli come quella di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro, o una tragedia come quella che nei mesi scorsi è accaduta ad Amendolara, nella Sibaritide — distante da qui un pugno di chilometri —, dove alcuni migranti sono stati arsi vivi chiusi in un'autovettura, probabilmente perché si erano ribellati a chi dava loro lavoro? La paura è che la situazione diventi preoccupante fra qualche tempo con la diminuzione delle temperature perché, come dovrebbe essere chiaro a tutti, l'estate non dura sempre.

Nelle settimane scorse era stato il giornalista crotonese Vincenzo Montalcini, che da anni segue le problematiche dei migranti, a denunciare la presenza del ghetto a Crotone, seguito dall'europarlamentare Mimmo Lucano, il quale si è domandato sul proprio profilo social: 'A chi fa comodo la situazione del ghetto crotonese? Sono tanti. Troppi, ormai. E quasi tutti dormono per strada, in condizioni che offendono la dignità umana. E mentre tutto questo accade sotto gli occhi di tutti, nessuno sembra assumersi davvero la responsabilità di intervenire. È possibile che una situazione del genere venga lasciata marcire per mesi senza che nessuno senta il dovere di intervenire?

Queste persone si trovano per strada perché non possono accedere ai centri di seconda accoglienza, in quanto vietato dal decreto Piantedosi. La norma prevede che la gestione di queste persone sia della Prefettura, la quale può farli entrare nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, dando loro dignità ed evitando problemi sanitari e di sicurezza.

Chiedo alla Prefettura di intervenire con urgenza rivolgendosi ai vari centri d'accoglienza del territorio. Ci sono decine e decine di strutture finanziate dallo Stato proprio per offrire un tetto e un pasto a chi arriva nelle nostre terre. Lo stesso centro di accoglienza di Sant'Anna, a Isola Capo Rizzuto, dovrebbe fare uno sforzo per offrire un riparo a queste persone. Bisogna fare in fretta'.

Al di là delle possibili strumentalizzazioni delle destre, a cui iniziamo ad assistere, è questa la nuova civiltà italiana?

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