Crimini della sicurezza: le vite oltre i numeri

Nel libro di Yuleisy Cruz Lezcano, prosa e poesia civile restituiscono volto e dignità alle vittime. Le illustrazioni di Vauro amplificano la denuncia.

Gianni LuciniBattaglia delle IdeeCULTURA
Crimini della sicurezza: le vite oltre i numeri

ANSA

Raccontare le morti sul lavoro attraverso la sola freddezza dei numeri rischia di trasformare una tragedia collettiva in una sorta di bollettino di guerra silenzioso e tutto sommato freddo nella sua enumerazione. In questo modo si diventa assuefatti alle statistiche, si smarriscono i contorni umani del dolore e si finisce per anestetizzare la coscienza sociale. È proprio questo muro di indifferenza che Yuleisy Cruz Lezcano riesce a demolire nel suo volume Crimini della sicurezza (Edizioni Il Ponte Vecchio), un atto di accusa e insieme un doloroso monumento alla memoria, con una scelta stilistica originale che fonde il rigore della prosa narrativa e l’urgenza della poesia civile.

Il libro rifiuta la definizione edulcorata di “morti bianche” a partire dal linguaggio. Lo stile dell’autrice evita sia il freddo distacco del saggio sociologico sia le trappole del patetismo sentimentale. Nella parte in prosa, la scrittura si fa visiva, quasi cinematografica. L’attenzione si concentra sui dettagli minimi che precedono la tragedia: un caffè bevuto di fretta, l’eco di un macchinario tessile, i gesti abitudinari del mattino. Questa attenzione al quotidiano non è un espediente retorico, ma una precisa strategia letteraria per restituire tridimensionalità, volto e dignità a chi è stato ridotto a un numero. La prosa è asciutta, sorvegliata, priva di enfasi; proprio in questa sua calibrata compostezza risulta ancora più tagliente.

Il vero fulcro dell’opera, però, risiede nell’irruzione della componente lirica. Laddove la prosa si arresta di fronte all’indicibile del trauma, subentra il verso. La poesia della Lezcano non cerca l’evasione o l’abbellimento formale. È una poesia materica, fatta di corpi, ferro, polvere e silenzi improvvisi. L’autrice utilizza sia la prima persona (i pensieri spezzati del lavoratore nell’attimo fatale) sia il coro polifonico dei familiari condannati ad attraversare l’assenza. Il ritmo dei suoi versi, spezzato e sincopato, riproduce il battito interrotto delle vite e il rumore meccanico della catena produttiva. Attraverso una sacralità laica, le metafore trasformano la cronaca nera in tragedia classica.

Ad arricchire l’impianto stilistico ci sono poi le illustrazioni di Vauro Senesi, il cui tratto grafico graffiante funge da contrappunto visivo alla densità della parola scritta. Crimini della sicurezza è un’opera letterariamente complessa e matura. Yuleisy Cruz Lezcano dimostra come la letteratura non debba rinunciare alla ricerca formale quando decide di farsi carico del dolore, ma debba utilizzare la precisione della parola come un incisivo strumento di giustizia e testimonianza civile.

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