Chi semina utopia, raccoglie realtà

Dal diritto al cibo alla tutela della biodiversità, Petrini ha costruito una visione politica fondata su giustizia sociale, pace e sostenibilità.

Sabrina AlfonsiFlusso Quotidiano
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ANSA

Il cibo giusto ed equo nei confronti della Terra e delle popolazioni che lo producono, nei confronti di chi lo consuma sapendone il valore, un cibo sano come diritto di tutte e tutti: un concetto profondamente politico che Carlo Petrini nel corso della sua vita ha affermato costantemente. Il fondatore di Slow Food, nel 1986, ci ha lasciato questa notte, consegnando un’eredità e un patrimonio di saperi, reti, progetti e relazioni che abbiamo il dovere di tessere, mantenere e nutrire di contenuti. La necessità di andare ad un altro passo, più slow, più giusto, in ascolto dei ritmi della Natura così come dei reali bisogni delle persone e delle popolazioni è il concetto su cui Petrini, in anticipo sulla consapevolezza e il dibattito pubblico, ha costruito una relazione più vera con il cibo e con i frutti della terra, per tutelare la biodiversità alimentare così come i diritti delle popolazioni produttrici delle materie prime alimentari. Una filosofia del nutrimento raccontata recentemente sulle pagine di Rinascita da Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

La Pace – così fragile e fugace, in questi tempi di conflitti e di rivolgimenti degli equilibri geopolitici mondiali – si fa in molti modi, il cibo è uno di questi. Viviamo uno scenario in cui anche la fame è diventata arma di guerra e contro tutto questo dobbiamo opporre la difesa dei diritti di accesso al cibo, all’acqua, per nutrirsi in modo giusto ed equo. Carlo Petrini ha tessuto una rete globale di valori legati al cibo come elemento di democrazia. La salute delle persone, degli ecosistemi e del Pianeta, non si garantisce con lo sfruttamento industriale delle terre ma con una visione del mondo che rispetta i tempi della Natura, la disponibilità delle risorse in difesa dei territori. La consapevolezza di tutto questo ha un valore ideale che dobbiamo consolidare e portare avanti: il cibo giusto, sano, equo per tutte e tutti come strumento di equità e giustizia sociale. Roma è al lavoro su tutto questo: la scelta di mettere al centro dello sviluppo della città anche l’agricoltura e le politiche del cibo è dentro questa visione di contrasto alle disuguaglianze nella nostra metropoli.

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