Ceuta, la trappola sovranista che sfida i progressisti europei
Meloni e Tajani inseguono Vox contro Sánchez: sull’immigrazione la sinistra europea deve scegliere se governare con i propri valori o cedere alla politica della paura.

Archivio Rinascita
Le immagini provenienti da Ceuta, enclave spagnola in Nord Africa, hanno scatenato post e dichiarazioni contro il premier spagnolo Sanchez della destra iberica e non solo, si pensi ad esempio a Marine Le Pen. Particolarmente attivi sono stati anche la presidente del consiglio Giorgia Meloni, cui non è parso vero di trovare un argomento distante dal caro benzina e dalle difficoltà della sua maggioranza su legge elettorale e riforma delle intercettazioni e su cui rilanciare la competizione a destra con Vannacci, e il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani che in questa occasione si è riscoperto sovranista usando parole nella sua dichiarazione molto simili a quelle usate da Santiago Abascal leader dell’estrema destra di spagnola di Vox. Tajani da ministro degli esteri è arrivato a chiedere la sospensione del trattato di Schengen con la Spagna, linea sposata dall’esecutivo e che ha prodotto la reazione del governo spagnolo che ha convocato il nostro ambasciatore a Madrid.
Che “il governo più a destra della storia repubblicana” abbia una grande consonanza con l’estrema destra spagnola non stupisce, che a farsene interprete sia chi, sulla carta, rappresenti la componente moderata e liberale invece sì. Anche perché il trattato di Schengen con quanto accade nelle enclavi spagnole in Marocco c’entra poco o nulla. Pedro Sanchez ha già inviato la guardia civil e oggi sarà a Ceuta per coordinare le azioni di soccorso e contenimento di quella che sembra un’azione coordinata e strutturata di ingresso illegale via mare e via terra nella città. Sembra come se, sapendo che il tema immigrazione e il tema sicurezza sono quelli che rispondono meglio alla narrazione sovranista, si sia voluta scatenare un’emergenza, uno stress test per il governo attualmente più a sinistra dell’UE che ha fatto della difesa dei propri valori di solidarietà e pacifismo anche la cifra del proprio agire in politica estera, persino di fronte agli USA di Donald Trump. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca diceva qualcuno. Il timore, oggi, è che dovremo ricordarci di questi giorni a Ceuta perché potrebbero essere lo spartiacque, doloroso, per i progressisti europei tra difendere i propri valori governando i processi sulla base di essi o adeguarsi alla narrazione della paura lasciandosi inghiottire in un gorgo da cui uscire inevitabilmente “più neri”.
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