Centrosinistra, la paura di far scegliere il popolo
Il teorema del “terzo uomo” sottrae agli elettori la scelta della leadership: per battere Meloni serve un’investitura popolare capace di costruire l’alternativa

ANSA
C’è qualcosa di curioso nella discussione che da giorni attraversa editoriali, commenti e interventi televisivi dei soliti opinionisti. Più si invoca la necessità di riconnettere le forze politiche del centrosinistra con il proprio popolo, più cresce la paura di farlo contare davvero.
Le primarie, fino a ieri uno degli strumenti più utilizzati per sollecitare la partecipazione popolare, vengono oggi raccontate come una sciagura: dividerebbero l’elettorato, esaspererebbero le differenze, lascerebbero sul campo uno sconfitto e finirebbero per favorire Giorgia Meloni. Giuseppe Conte è il bersaglio principale di questa offensiva. Alla critica delle primarie si sommano, quasi senza soluzione di continuità, quelle rivolte alle sue posizioni più che note — e che evidentemente raccolgono consensi — sulla politica estera, sul pacifismo e perfino su alcuni aspetti della cultura woke.
Ma qui emerge il primo cortocircuito. Per impedire che Conte possa conquistare la leadership attraverso le primarie, bisogna necessariamente impedire anche a Schlein di giocarsi quella stessa partita. Così, mentre si prova a neutralizzare il presidente del Movimento 5 Stelle, si chiede di fatto alla segretaria del Pd, il principale partito di opposizione, di rinunciare alla possibilità di guidare la coalizione.
Ed è forse questo il punto che rende le primarie davvero scomode. Non tanto perché producono uno sconfitto, come ripetono in molti, ma perché produrrebbero un vincitore. Che vinca Schlein o Conte, in entrambi i casi emergerebbe una leadership dotata di una legittimazione autonoma, difficilmente riducibile a una mediazione tra gruppi dirigenti o salotti.
È proprio da qui che nasce il teorema del “terzo uomo”. I nomi che circolano sono spesso autorevoli. Nulla da eccepire sulla qualità delle persone. Il punto è un altro: chi sceglierebbe quella leadership?
Non gli iscritti del Pd né quelli del Movimento 5 Stelle. Neppure il popolo del centrosinistra, che invece potrebbe cementarsi attraverso una straordinaria mobilitazione, capace di dare cuore e anima all’alternativa. Restano allora i vertici dei partiti, le mediazioni, i caminetti. In nome della necessità di riconnettersi con il proprio elettorato, si propone di sottrargli la scelta più importante.
Ma perché mai dovrebbe essere più mobilitante una leadership scelta in questo modo? Per quale ragione il popolo del centrosinistra dovrebbe appassionarsi a una decisione alla quale non ha partecipato, costruita attraverso mediazioni tra gruppi dirigenti e poi presentata come inevitabile? Il rischio è esattamente opposto a quello denunciato: per evitare di portare il centrosinistra diviso alle elezioni, lo si porta alle urne in catene.
Una leadership ha bisogno di essere riconosciuta, scelta e sentita come propria da un popolo. Giorgia Meloni fonda una parte importante del proprio consenso proprio su questo rapporto diretto con l’elettorato e con i settori popolari del Paese che si riconoscono nella sua leadership. Pensare di contrastarla con una figura individuata essenzialmente attraverso una mediazione tra gruppi dirigenti rischia di partire da una debolezza originaria. Il tema, quindi, è costruire un’investitura popolare altrettanto forte.
Le primarie, allora, non vanno difese come un rito né ridotte a un derby tra contendenti. Possono essere il luogo nel quale una coalizione costruisce insieme leadership e proposta politica, mettendo a confronto anche differenze sostanziali e impegnando tutti a riconoscere il risultato. Possono essere un passaggio attraverso il quale l’alternativa acquista forma, voce e legittimazione.
Il centrosinistra non ha bisogno soltanto di sommare partiti. Ha bisogno, piuttosto, di costruire alleanze sociali larghe, in grado di coinvolgere associazioni, movimenti e intellettuali che oggi non si riconoscono necessariamente nelle organizzazioni esistenti. Costruire un popolo che riconosca come propria l’alternativa: le primarie possono essere utili anche a questo.
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