Casa, scuola, salari: l’autunno sociale scuote l’Europa
Dalla Spagna alla Francia, le proteste riportano al centro i diritti sociali. In Italia gli studenti si mobilitano contro caro affitti, guerra e precarietà.

ANSA
La questione sociale è al centro delle mobilitazioni di questo caldissimo autunno europeo di riarmo e austerità. Ha iniziato la Spagna, con 500.000 persone secondo i sindacati (70.000 secondo la Delegación del Gobierno) scese in piazza il 3 ottobre dopo lo sfratto di un’anziana di 87 anni. Il tema dei costi degli affitti e dei valori immobiliari è uno dei più caldi in tutte le città d’Europa: il mercato immobiliare risponde ormai a logiche che non hanno nulla a che vedere con l’abitare e le risposte politiche e istituzionali faticano ad arrivare. Quando Sanchez ha provato a elaborarne una, anche la cosiddetta destra sociale – che di “sociale” evidentemente non ha nulla – ha votato contro: la sconfitta nel voto parlamentare ha convinto il Presidente Spagnolo a chiedere le elezioni anticipate. In Francia, invece, parliamo di 450.000 manifestanti in tutto il paese secondo gli organizzatori (250.000 secondo il Governo): il tema è la scuola. Classi sovraffollate, scarsi investimenti infrastrutturali, carenze degli insegnanti: la piattaforma della mobilitazione chiede 10 miliardi in più per sanare queste situazioni.
In Italia la situazione sociale è, secondo i dati, più drammatica che in Francia e in Spagna: basti pensare alla situazione di stallo degli stipendi a fronte di un’inflazione galoppante. Le mobilitazioni studentesche stanno partendo nelle principali città italiane, con occupazioni nei licei di Torino e Roma; alcuni atenei stanno ospitando le tende della mobilitazione contro il caro affitti. Si denuncia, oltre al danno, la beffa: studentati costruiti con i fondi del PNRR mettono poi le loro stanze in affitto a prezzi praticamente di mercato, garantendosi utili privati rilevanti; a scuola mancano docenti di sostegno, piovono regole inapplicabili e razziste a proposito del tetto del 30% degli studenti stranieri in classe, si evocano interventi disciplinari contro i docenti che parlano a scuola della questione di Gaza (un mondo alla rovescia). La sensazione è che in Italia la situazione sia talmente demotivante che si faccia fatica persino a scendere in piazza; ma forse, l’autunno sarà più caldo di quanto non si possa supporre oggi, anche perché la situazione è veramente in deterioramento. Una generazione di giovani si sta preparando a dire no a un futuro di guerra e precarietà: la battaglia è appena cominciata.
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