Caro energia: il governo opossum attende senza strategia né visione

ANSA
Ieri il consiglio dei ministri, assente la premier, ha deciso di non intervenire con un decreto sulle “accise mobili” né ha presentato emendamenti al decreto bollette in discussione alla Camera. “Attendere” è il mantra che arriva da palazzo Chigi. Attesa per capire gli sviluppi del conflitto, attesa per capire cosa potrebbe fare l’UE. In pratica: la strategia dell’opossum elevata a metodo di governo.
Mentre il governo attende, persino Confindustria pretende celerità e risolutezza tramite il suo presidente Emanuele Orsini che in un’intervista su La Stampa, chiede che il decreto bollette “vada messo a terra subito”, ricordando che "da solo non basterà”. Inoltre, lancia un allarme sull’incapacità di affrontare questa crisi ciascuno per sé, invitando il governo italiano a farsi promotore di un’iniziativa europea a partire dal superamento del patto di stabilità "per allentare la pressione, sostenere mercati, imprese e famiglie e mantenere la capacità di spesa”. La crisi mediorientale sta mettendo in luce i ritardi accumulati dall’esecutivo negli ultimi anni sui dossier relativi allo sviluppo economico e alla produzione industriale. L’assenza di visione e programmazione presenta ora il proprio conto, come dimostra lo stato di abbandono del settore siderurgico, emblematico nel caso della vertenza ex-Ilva.
Per la seconda volta in pochi anni, dunque, la contingenza storica chiede di rimettere in discussione alcune delle fondamenta neoliberiste dell’architettura europea incapaci di resistere alla prova dei fatti. Il momento ci chiede di riconsegnare alla politica un ruolo non subalterno all’economia e capace di investire su maggiore integrazione europea e maggiore condivisione per costruire una crescita comune. Nei fatti, l’opposto del sovranismo della destra di Meloni schiacciata sui desiderata trumpisti. È una sfida che richiede visione e coraggio, ma chi ne è privo non può certo inventarseli.