Caro-energia, il conto sale e la linea del governo non regge

Fino a 2.270 euro a famiglia: ma gli interventi finora adottati finiscono per aiutare più i redditi alti che quelli bassi.

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ANSA

Il Fondo monetario stima che la nuova crisi energetica costerà alle famiglie italiane in media 450 euro, fino a 2.270 euro nello scenario peggiore. Un impatto superiore alla media europea, che conferma quanto l'Italia resti tra i Paesi più esposti allo shock. Nelle stesse ore il ministro Giorgetti ha assicurato che il governo è pronto a difendere redditi e imprese, chiedendo anche più flessibilità sui conti pubblici. Ma il segnale che arriva dal Fondo e dalla Commissione europea va in un'altra direzione: non servono nuove misure generalizzate, servono interventi mirati, concentrati sulle fasce più vulnerabili.

Il problema è che fin qui l'operato del governo è andato in segno opposto. I dati del Fondo sono espliciti: per ogni 100 euro spesi contro il caro-energia, 33 euro sono andati al 20% più ricco e solo 11 euro al 20% più povero. Ancora più netta la distorsione sui carburanti: 34 euro ai più ricchi, appena 9 ai più poveri. È l'effetto dei tagli delle accise e degli interventi orizzontali, che finiscono per aiutare più i redditi alti che quelli bassi. Non solo. In una fase di tensione sull'energia, queste misure producono anche un effetto controintuitivo: abbassano artificialmente il prezzo e incentivano i consumi proprio quando il sistema avrebbe bisogno di ridurli. È una doppia inefficienza, economica e politica.

Perché mentre il governo torna a chiedere margini a Bruxelles, resta senza risposta la domanda decisiva: come usarli. Senza una linea selettiva, si rischia di spendere molto per proteggere poco. E in un Paese già più esposto degli altri, continuare con strumenti che favoriscono i consumi e premiano i redditi più alti non è solo inefficiente. È una scelta che finisce per far pagare la crisi a chi ha meno margini per sostenerla.

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