Caro Bonelli, sulla cannabis ti sbagli

Rosario Sorrentino richiama i pericoli neurologici e psichiatrici legati alla cannabis e chiede più prevenzione, informazione e presenza nelle scuole.

Rosario SorrentinoConfronti
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Archivio Rinascita

Ho sempre rispettato Angelo Bonelli per le sue battaglie, e per la passione che riesce a trasmettere nella sua azione politica. Ma sulla questione della cannabis e sulla legalizzazione, commette un grosso errore. Sdoganare la cannabis a furore di popolo, come sostanza innocua può essere fuorviante, ingannevole. Ritengo che la sua legalizzazione possa rappresentare un punto di arrivo, non di partenza solo quando, dopo un lungo periodo di corretta informazione, si sarà raggiunta la piena consapevolezza sui rischi reali che comporta assumere questa droga.

Consapevolezza che oggi tra i giovani, ma non solo, non c’è perché a prevalere sono i luoghi comuni e la sua sottovalutazione, essendo diventata la cannabis una sorta di ‘pomo della discordia’, tra opposte fazioni politiche. Ma bisogna dirlo chiaro e forte: questa droga espone a dei pericoli concreti per la salute, l’equilibrio mentale, e per la comparsa di quadri clinici imprevedibili, sia nel breve che nel lungo periodo. Chi la assume lo deve sapere, e l’onestà intellettuale dovrebbe mirare a questo. Abbiamo già due sostanze legalizzate, l’alcol e il fumo, che producono danni devastanti sulla nostra salute e non si sente certo la mancanza, il bisogno di includerne una terza. Non mi ritengo un proibizionista e penso che, continuare a considerare la cannabis come una droga leggera, sia pericoloso, soprattutto per la salute dei giovani, e per l’equilibrio delle loro famiglie.

Mi capita spesso di incontrare genitori piegati dal dolore, impotenti davanti alla sofferenza mentale dei loro figli. Ho strabuzzato gli occhi quando ho visto Bonelli concedersi qualche boccata di spinello in un podcast, e non si tratta certo di essere bacchettoni o bigotti. L’ho trovato un pessimo spot a favore di quella che, in modo superficiale, si continua a considerare una droga minore, come a dire: c’è di peggio. La cannabis ha ormai perso la sua innocenza e l’aggettivo qualificativo, ‘leggera’, riferito a quella che è a tutti gli effetti una droga, è falso e pericoloso. Studi scientifici con la RM, una metodica diagnostica che consente di visualizzare il cervello, dimostrano e confermano che in chi utilizza questa sostanza stupefacente si determinano nel corso del tempo dei cambiamenti significativi, delle alterazioni morfologiche in alcune aree specifiche di quest’organo, tra cui la corteccia prefrontale.

Una zona nel cervello, quest’ultima, che soprattutto negli adolescenti è preposta al controllo degli impulsi, alla pianificazione delle proprie azioni e decisioni. La cannabis indebolisce, modifica questa parte del cervello e ne ritarda la sua maturazione, interferendo sui tempi che scandiscono il suo sviluppo armonico. Questa droga una volta penetrata nel cervello, lo attraversa percorrendo in lungo e in largo una sorta di autostrada: la via dopaminergica mesolimbico corticale. Un circuito potente, un itinerario, legato al desiderio, al piacere e alla gratificazione. La cannabis agisce incrementando nel cervello i livelli di dopamina, un neurotrasmettitore, una molecola che produce le sensazioni del benessere, del rilassamento e dell’euforia con sollecitazione, spinta a ripetere la sua assunzione.

Non si può, non si dovrebbe affrontare questo argomento con modalità ideologica o fare demagogia, calcolo politico per conquistare qualche consenso in più. Continuo a vedere un significativo aumento di adolescenti, ragazzi giovanissimi che, proprio a causa del consumo anche occasionale di cannabis, vanno incontro al triste esordio di seri disturbi psichiatrici e neurologici poi difficili da curare. Attacchi di panico, episodi psicotici, disturbo bipolare e depressione, tanto per citarne alcuni. Ma anche disturbi dell’attenzione, della concentrazione con deficit, calo del rendimento scolastico, espressione di un coinvolgimento negativo che può arrivare a compromettere la memoria e l’apprendimento. Vorrei ancora una volta ricordare che, l’innocente spinello, che tanto innocente non è, ha la capacità di slatentizzare, far emergere in soggetti predisposti, importanti disturbi fino ad allora non espressi.

Questo è particolarmente vero nell’adolescenza, un periodo meraviglioso della vita compreso tra gli 11-12 anni fino ai 21-23. Il cervello in questa fase è particolarmente vulnerabile, sensibile, a particolari stimoli e sostanze. È una sorta di ‘cantiere aperto’, all’interno del quale si svolgono importati rivoluzioni neurobiologiche, cambiamenti necessari a determinare l’assetto, la configurazione del cervello futuro. Va sottolineato che, soprattutto nei più giovani, la cannabis, può essere un acceleratore di disturbi mentali imprevedibili, talvolta senza ritorno alla normalità, irreversibili, che possono segnare per sempre la vita di chi ne fa un uso ricreativo, o per scopi voluttuari, socializzante. Io stesso, quando avevo appena 16 anni, per compiacere una ragazza, condivisi con lei uno spinello. Ricordo quel giorno, come se fosse ieri, dopo pochi minuti ebbi un malore terribile, che fu poi definito come un attacco di panico.

E ai miei tempi, quando ero giovane il THC, uno dei principi attivi dello spinello, era molto più basso di quelli di adesso, che risulta essere più potente e dannoso per il cervello. Sono un uomo di scienza, non un politico e non spetta a me entrare in certe questioni, dispute che riguardano il mondo della politica. Ma sono convinto che la scienza medica dovrebbe orientare, influire sulle politiche sociali, per il bene delle persone, della comunità intera. E ritengo che, sulla questione delle droghe, incluse alcol, nicotina e di tutte le altre forme di dipendenza, con o senza uso di droghe, la scienza debba prendere una posizione netta soprattutto per il bene e l’equilibrio dei giovani, e della società. A tale proposito, mi rivolgo alla Politica e faccio una proposta, un appello, senza distinzione tra destra e sinistra, perché su certi argomenti non ci si dovrebbe dividere, ma marciare uniti per fare una seria prevenzione: bisogna entrare nelle scuole, organizzare incontri generazionali, dove esperti di Neuroscienze, in presenza di genitori, insegnanti e studenti, facciano la giusta, corretta informazione e formazione per parlare del cervello, di questo straordinario organo che ci fa essere quello che siamo. Il cervello è una sorta di ‘direttore d’orchestra’, ma non è l’orchestra. L’orchestra siamo noi che, con le nostre scelte, azioni e decisioni, ne influenziamo, determiniamo il suo funzionamento. Il cervello è colui che genera il pensiero, i sentimenti, le emozioni, la coscienza. E’ un organo speciale in quanto composto, da ‘materia pensante’, e agisce come una sorta di spugna che a nostra insaputa assorbe ogni cosa e dopo, nel corso del tempo, come una grossa ghiandola è pronta a restituirci tutto. Perché, prima o poi, i nostri neuroni ci presentano il conto sotto forma di comportamenti, sintomi, che ci possono apparire inspiegabili e talvolta sconcertanti.

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