Cannabis, il vuoto dei ragazzi prima dello sballo
A partire dal libro di Rosario Sorrentino, una riflessione sulla cannabis tra adolescenza, apatia e desiderio di intensità: non basta dire ai giovani che fa male.

ANSA
Ho letto il libro Cannabis, il pomo della discordia. È un argomento che sento molto vicino, da una parte perché qualche anno fa ero ancora un adolescente, dall’altra perché è più difficile trovare intorno a me gente che non ha mai fumato che il contrario.
Sono contento che Rosario Sorrentino, un affermato neurologo, parli chiaro sulle droghe; assumendosi la responsabilità di opinioni difficili e cercando di combattere lo spaesamento e la depressione di tanti giovani. Si parla molto di cannabis. Tanti sostengono che sia del tutto innocua, altri convintissimi dei suoi effetti nefasti. Secondo me prima di dire ai giovani “non fatelo”, bisogna capire che cosa stanno cercando. Perché un ragazzo dovrebbe preferire lo sballo al controllo, il presente al futuro? Perché drogarsi sapendo che fa male?
Per alcuni la cannabis è socialità. Per altri è noia. Per molti è fuga. Per tanti, forse più di quanto ammettiamo, è una risposta a un vuoto più grande.
Sorrentino nel libro racconta che ha provato da ragazzo a fumare, ed è stato male. Il male raccontato da un altro, in particolare di una diversa generazione rischia sempre di rimanere astratto, quasi irreale. Io a 16 anni mi sentivo invulnerabile, non credevo a nessuna conseguenza finché non la incontravo. E più me la predicavano con enfasi, più diventava una sfida. Lo sanno anche i bambini che sigarette e alcol fanno male, eppure saperlo non ha mai fermato i ragazzi.
Poco tempo fa avevo ancora 14 anni e mi domandavo cosa ci sta dopo l’infinito e mi sentivo annegare senza una boa dove aggrapparmi e soffocato dal vuoto opprimente. Come me tanti altri. Sono stato fortunato ad avere persone intorno che mi hanno spinto a scoprire come già prima di me molti si sono sentiti così. Un tempo forse Dio riempiva quel vuoto. Vuoto poi colmato anche da grandi ideali. Oggi trionfa il dubbio, le verità sono molteplici e delle certezze di un tempo resta ben poco.
E quando sei un adolescente, anche se come dice il libro «la tua corteccia cerebrale è ancora meno sviluppata», sei attraversato da forti pensieri. Il vuoto lo avverti, latente o meno. Ti riempie e ti opprime. Allo stesso tempo più che mai hai voglia di vivere e di sentire.
Non penso che l’apatia derivi semplicemente dal consumo delle droghe. Penso piuttosto che spesso il consumo sia catalizzato da un’apatia di fondo, che poi viene alimentata dal consumo stesso, creando il circolo vizioso.
Nello sballo non devo risolvere il senso della vita. Mi basta essere dentro un’intensità. Non è la paura della droga a strapparti dallo sballo, ma una vita abbastanza piena da non fartelo desiderare.
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