Caldo di classe, disuguaglianze e razzismo nella crisi climatica globale

Le ondate di calore aggravano le disuguaglianze sociali e razziali, mentre lavoratori, poveri e migranti restano senza protezione e pagano il prezzo più alto.

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ANSA

Le discriminazioni nelle loro declinazioni di classe e razza sono al centro dell'incapacità di molti governi di affrontare in una maniera adeguata le crescenti e continue minaccia di ondate di calore del nostro pianeta. Infatti, in quasi tutto il mondo occidentale ai milioni di lavoratori migranti (come i braccianti agricoli, i muratori, i lavoratori delle consegne, eccetera) che durante i mesi estivi lavorano sempre piu spesso con altissime temperature a conseguenza dei cambi climatici non sono garantite nessuna misura protettiva e salvavita come – ad esempio – l’acqua e delle pause all'ombra perché vengono considerate come inutili ed anche costose per la cassa degli stati. Per essere crudi e realisti, le persone più colpite dal caldo non sono certo degli elettori che possono preoccupare i politici di un qualsiasi partito. Si tratta di persone senza tetto, di poveri, di lavoratori agricoli, di muratori, eccetera e quindi possono essere facilmente sacrificati dalla spesa pubblica. Questi lavoratori non sono considerati degli esseri umani che hanno bisogno di essere protetti.

La discriminazione sociale ed anche il razzismo sono dei valori che sono spesso insiti nelle politiche di molti paesi che spesso non prevedono nessuna misura per proteggere le persone più vulnerabili. Ad esempio, negli Stati Uniti, paese considerato da molti come la democrazia piu perfetta del mondo, un paio di stati hanno introdotto delle misure sull'esposizione dei lavoratori al calore ma lo scorso giugno, durante una straordinaria ondata di caldo, Greg Abbott, il governatore repubblicano del Texas, ha firmato una legge che vieta a qualsiasi città e contea del suo stato di approvare leggi che richiedono pause all'ombra e permettono l'acqua per le persone che lavorano all'aperto. Una legislazione folle e sintomatica di una ideologia di discriminazione verso le classi piu abiette che è spesso presente anche nelle politiche di molti altri paesi occidentali. A questo proposito vale la pena di mettere in evidenza che la stragrande maggioranza dei braccianti e dei lavoratori edili in Texas (e in molti altri paesi del mondo, compresi i Paesi Europei) sono migranti che vengono dal Messico e dall'America Centrale. I rischi che spesso devono affrontare i lavoratori, principalmente quelli di colore, rivelano anche degli elementi di razzismo scientifico che sono stati nel passato utilizzati per giustificare il costringere gli africani ridotti in schiavitù a svolgere dei lavori agricoli massacranti in territori torridi. Poi, vi erano anche delle folli idee razziste come quelle che gli africani hanno delle ossa più spesse nei loro crani che li aiutano ad isolarsi meglio dal caldo.

Anche se nessuno ne parla esplicitamente ora, c’è un’idea che si sta prendendo piede e diffondendo quasi ovunque. Quella che sostiene che avere dei lavoratori di colore che svolgono dei lavori umili all’aperto va bene perché vengono dall’Africa e dall’America Latina e quindi sono abituati al caldo meglio di noi. E questo è vero e proprio razzismo.

Non possiamo poi dimenticare che il caldo estremo che da alcuni anni caratterizza le nostre estati e sta trasformando il pianeta e i suoi abitanti è principalmente causato dai combustibili fossili. Infatti, Il calore è oggi la causa di ogni singolo fenomeno climatico dei giorni nostri, l'innalzamento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacciai, la siccità, gli incendi, gli uragani, eccetera. In altre parole, il caldo è ai giorni nostri il principale motore del caos planetario che la terra sta vivendo. Tutti i suoi pericoli, tuttavia, sono ancora poco conosciuti. Questo fenomeno si estende dall'Artico all’Antartide, dall’Oceano Pacifico al Mediterraneo dove si intrecciano le storie di contadini, escursionisti, marinai, cittadini, orsi, eccetera con le analisi scientifiche e le analisi politiche che collegano gli elementi comuni delle tragedie personali legate al caldo con i rischi del riscaldamento globale.

Occorre quindi portare all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale il problema del calore rendendolo visibile e farlo sentire come un problema urgente da risolvere, il che non dovrebbe essere difficile considerando che ogni anno nel mondo muoiono decine di migliaia di persone a causa del caldo. Alcuni dati preliminari del caldo di quest’anno mostrano che, a livello globale, la prima metà di luglio ha fatto registrare le più alte temperature mai documentate in questo periodo dell’anno e almeno due terzi della popolazione Europea era stata messa in uno stato di allarme. La media del pianeta ha superato la soglia dei 17 gradi, un evento che nella storia recente, dal 1979, non era mai avvenuto. E che invece nel 2025 è accaduto numerose volte e per più giorni di seguito. La temperatura media ottimale per la produttività umana è compresa fra gli 11 e i 15 gradi e negli ultimi dieci millenni ci siamo adattati alla stabilita climatica ora però abbiamo forzato il clima verso il caldo e ci siamo messi tutti in difficoltà.

Dobbiamo quindi preoccuparci di pianificare le migrazioni causate dalla crisi climatica che sta rendendo invivibili delle ampie aree del pianeta. Per molti anni abbiamo parlato degli indolenti Asiatici ma oggi noi Occidentali stiamo facendo delle serie ricerche sugli effetti che il caldo ha sulle nostre capacità conoscitive e i nostri ragionamenti. Una correlazione inversa è stata trovata fra le temperature e il livello di saturazione dell’ossigeno che può limitare il nostro processo di acquisizione e comprensione. Alcuni studi hanno dimostrato che con temperature calde le persone sono piu lente nei loro movimenti e ragionamenti a conseguenza del processo di disidratazione del nostro corpo. Per esempio, é stato notato che le violazioni del codice stradale e il numero degli incidenti aumentano durante i mesi estivi, così come i crimini che vengono commessi. Non essendoci nessuna maniera di impedire alle persone di cercare sicurezza nelle rimanenti aree vivibili ci troveremo presto in situazioni nelle quali i ricchi, responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni, pagheranno per sfuggire al caldo, alla siccità, agli incendi, agli uragani, eccetera e anche alla fame, mentre i più poveri saranno intrappolati nella disperazione climatica.

Oggi, la maggior parte delle agenzie dei paesi avanzati non possono rispondere al caldo estremo come un disastro naturale come fanno con altri eventi atmosferici come le maree, tempeste, i terremoti. Inoltre, i messaggi e gli avvisi sul caldo sono confusi, con gli uffici dei servizi meteorologici locali lasciati a emettere degli avvisi uno dopo l’altro, spesso formulati come meglio credono, annunciando delle temperature sopra la media stagionale. In parte ciò è dovuto al fatto che i rischi legati al caldo dipendono in gran parte da dove ti trovi, chi sei e cosa fai e dal fattore umidità. Nelle principali città europee, piu di 40 gradi centigradi rappresentano una temperatura pericolosa ma in molte città dell’Asia sono una temperatura normale. Occorre quindi creare una denominazione delle ondate di calore - proprio come i meteorologi classificano le tempeste - come un modo per comunicare il loro pericolo in modo che individui e agenzie possano adottare delle misure salvavita.

Diamo dei nomi a tutto, bambini, cani, gatti, i pesci, eccetera e in questa maniera riusciamo a conoscere l’identità delle persone e degli eventi, anche atmosferici. È necessario quindi farlo anche per il calore. Mi rendo bene conto che dare un nome alle ondate di calore non sia semplice e che abbia delle complessità per classificarle ma non l'abbiamo mai provato a farlo. Cerchiamo quindi di farlo magari in una città presa come campione, ad esempio: Milano, e se non aiuta va anche bene però ci sono molte prove evidenti che suggeriscono che dare un nome agli uragani aiuti davvero le persone a capire la gravità di ciò che sta arrivando. Tuttavia, esistono alcuni – pochi per la verità! – esempi virtuosi. Siviglia, in Spagna, ad esempio sta sperimentando un programma per classificare e nominare le ondate di calore, ma la nomenclatura meteorologica internazionale non è a favore di questi esperimenti che forse potrebbero intaccare la sua autorevolezza.

Esiste, poi, la variabile dell’aria condizionata. La storia, passata e presente e probabilmente anche quella futura, dell'aria condizionata ha promosso dei flussi migratori verso il sud del mondo e in qualche modo ha plasmato la politica di molti paesi avanzati come spesso ha fatto il petrolio. L'aria condizionata è emblematica di tutti i paradossi di ciò che viene considerato come progresso, ovvero una tecnologia del comfort personale e una politica del non affrontare di petto i veri problemi della gente. Quella di provare a risolvere un problema complesso con una correzione tecnologica a beneficio di pochi è un'ideologia capitalista comune nei paesi ricchi. Questa ideologia è anche emblematica delle disuguaglianze che il calore genera con il divario tra i privilegiati e i dannati. Più fa caldo, più grande diventa il divario fra le classi sociale di uno stesso paese. L'aria condizionata è un problema climatico.

A livello globale, al giorno d’oggi ci sono più di 1 miliardo di condizionatori d'aria nel mondo - circa uno ogni sette persone della terra - che consumano quasi il 20% dell'elettricità totale utilizzata negli edifici. I condizionatori d’aria sono quindi uno dei principali responsabili dei gas serra che contribuiscono a rendere il pianeta più caldo e hanno anche l’effetto indiretto di contribuire ad aumentare la domanda di energia elettrica. Causa ed effetto che vanno assieme a braccetto. Se la domanda di aria condizionata continua a crescere al ritmo di questi ultimi anni, entro il 2050 ci saranno probabilmente più di 4,5 miliardi di unità nel mondo, rendendole comuni e diffusi come i cellulari al giorno d’oggi. Nel frattempo, le comprovate soluzioni non tecnologiche e a emissioni zero risalenti a secoli fa sono state in gran parte respinte o dimenticate.

Il caldo, proprio come la pandemia di Covid, espone e aggrava le disuguaglianze sociali e razziali esistenti nelle nostre società in materia di alloggi, salari, assistenza sanitaria, mobilità e accesso ai servizi pubblici. Una delle mie più grandi paure è che il mondo si adatterà presto alle morti per calore proprio come ha fatto con Covid. Infatti, il Covid ci ha mostrato quante morti siamo disposti a tollerare. Sono preoccupato che ci adatteremo semplicemente al caos e alla tragedia e accetteremo che 60.000 persone muoiano ogni estate e dimenticheremo che siamo stati noi a creare questo clima e che ne abbiamo anche il controllo e convinto che sul tema del calore non ci sarà una sorta di momento culturale ampio e diffuso o un evento che cambierà la dinamica politica per affrontarlo seriamente.

Forse, assisteremo a dei cambiamenti incrementali, due passi avanti, uno indietro. Questa sul caldo è oggi una guerra marginale e di trincea ma che presto potrebbe diventare una guerra mondiale.

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