Calabria, per restare servono strade e treni

Dall’Alta Velocità alle strade provinciali, i collegamenti decidono le opportunità dei giovani. La lotta allo spopolamento passa anche dalla mobilità.

Andrea BattagliaIstituzioni dal BassoGIOVANI
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ANSA

Parlare di giovani in Calabria significa parlare anche di cose che, a prima vista, possono sembrare lontane dalla politica giovanile. Le strade, i treni, i collegamenti tra un paese e una città. In realtà è esattamente il contrario. Perché se sei giovane e vivi in Calabria, soprattutto se vivi in provincia o in un’area interna, la distanza non si misura soltanto in chilometri. Si misura nelle opportunità che hai in meno rispetto a chi vive altrove. Un ragazzo che vive in un piccolo comune dovrebbe avere la stessa possibilità di raggiungere un’università, un luogo di lavoro, un aeroporto, un centro culturale o semplicemente un’altra città. Oggi non è così. E non è una questione di talento. I giovani calabresi non hanno meno capacità, meno ambizioni o meno voglia di fare rispetto ai loro coetanei. Spesso hanno semplicemente più difficoltà a fare le stesse cose.

Il tema dei trasporti, quindi, non può essere affrontato soltanto quando si parla di turismo o di grandi opere. È una questione che riguarda direttamente la qualità della vita e le possibilità di costruire un futuro. La Calabria continua ad avere un problema evidente di collegamenti con il resto del Paese. L’Alta Velocità che non arriva ancora fino in fondo al Mezzogiorno è il simbolo di un divario che non possiamo continuare a considerare normale. Portare l’Alta Velocità a sud di Salerno deve essere una priorità, con tempi certi e non con annunci che si rinnovano ogni volta che cambia il calendario politico.

Ma c’è anche una Calabria più piccola, quella dei comuni e delle aree interne, che spesso rimane fuori dal racconto sulle infrastrutture. È la Calabria delle strade provinciali, delle vie dissestate, delle frane, dei collegamenti che saltano. Sono problemi che chi vive nei nostri territori conosce bene e che non possono essere liquidati come semplici disagi. In alcuni casi si parla di sicurezza. In altri, addirittura, di diritto alla salute. Una strada che non permette a un’ambulanza di arrivare rapidamente in un piccolo comune non è soltanto una strada che avrebbe bisogno di manutenzione. È una strada che mette in discussione la sicurezza di chi vive lì. E questo vale ancora di più in una regione come la nostra, fatta di piccoli comuni, borghi e territori montani. Non possiamo pensare che chi decide di vivere in un paese dell’entroterra debba accettare automaticamente di avere meno servizi e meno diritti.

Perché alla fine il problema torna sempre ai giovani. Quando muoversi diventa complicato, quando per frequentare l’università bisogna affrontare ore di viaggio, quando un’opportunità di lavoro diventa irraggiungibile senza un’automobile, quando anche uscire dal proprio comune diventa difficile, la scelta di partire diventa molto più semplice. E così la Calabria continua a perdere ragazze e ragazzi. Non perché non amino questa terra. Anzi, spesso è proprio perché la conoscono bene che vorrebbero poterci restare. Il punto è che non possiamo chiedere ai giovani di rimanere in Calabria se poi non costruiamo le condizioni per farlo. Non basta dire che bisogna contrastare lo spopolamento. Bisogna intervenire sulle cause che lo producono.

Per questo servono infrastrutture ferroviarie moderne, un collegamento veloce con il resto del Paese, una manutenzione seria della rete stradale provinciale e sistemi di trasporto pubblico che mettano in collegamento anche i territori più piccoli. Serve una politica che non consideri la provincia come una periferia da raggiungere quando avanza qualche risorsa, ma come una parte essenziale della Calabria. La provincia di Reggio Calabria, in particolare, ha bisogno di collegamenti migliori. Ha bisogno di poter accorciare le distanze e non di continuare ad abituarsi all’idea che tutto sia lontano.

Alla fine, parlare di mobilità significa parlare di libertà. La libertà di studiare dove si vuole, di accettare un lavoro, di tornare a casa, di vivere il proprio territorio senza sentirsi condannati all’isolamento. È da qui che dovrebbe partire una vera politica per i giovani calabresi: dalla possibilità di scegliere. Scegliere di partire, se lo si vuole. Ma anche, finalmente, scegliere di restare.

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