Cala Finanza e non solo: il precedente che minaccia le coste del Sud

Il progetto immobiliare in Sardegna mostra come le procedure della ZES unica possano aggirare vincoli ambientali, paesaggistici e autonomie regionali

RIVRINASCITA_20260721091813328_e0712cea0e64bf0a180135fc552f77eb.jpg

Archivio Rinascita

Cala Finanza è un gioiello della costa nord orientale della Sardegna, nel territorio di Loiri Porto San Paolo. Si tratta di una delle porzioni costiere più pregiate della Gallura, inserita nel contesto paesaggistico e ambientale dell'Area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, sottoposta a molteplici vincoli di tutela paesaggistica e ambientale. Di recente è stata oggetto di un pericoloso intervento di speculazione edilizia: la società brasiliana Tavolara Bay, infatti, vorrebbe realizzarvi un progetto immobiliare.

Il primo stralcio riguarda circa dieci ettari e prevede interventi di trasformazione in chiave turistico-ricettiva dell’ex Villa Joy. Il masterplan complessivo (non ancora presentato al Comune) ha una dimensione ben più ampia, che dovrebbe interessare circa cento ettari, con strutture alberghiere di lusso, ville, impianti sportivi, campo da golf ed eliporto in un’area dove costruire è vietato. Eppure, la società brasiliana si è portata avanti, acquisendo – verosimilmente a cifre irrisorie - interi mappali di aree oggi inedificate e inedificabili. Per bypassare il potente sistema di vincoli e tutele che hanno salvaguardato nel tempo questo angolo di paradiso, i brasiliani hanno trovato un escamotage: hanno deciso di ricorrere alle procedure previste dalla zona economica speciale.

La ZES non solo offre regimi fiscali, finanziari e amministrativi agevolati «per attrarre investimenti e stimolare l’occupazione», ma garantisce – come nel caso di Cala Finanza – contributi da parte del Governo.

In “virtù” delle deroghe previste dalla ZES unica per il Mezzogiorno, a febbraio il Consiglio dei ministri ha fatto una scelta gravissima, respingendo l'opposizione al progetto della Regione Sardegna e persino del Ministero della cultura. L’utilizzo dell’autorizzazione unica prevista dalle procedure della ZES per un progetto così articolato e pericoloso in una zona così prestigiosa e vincolata, oltre al superamento dei numerosi pareri contrari espressi dagli uffici regionali competenti in materia di pianificazione territoriale, tutela paesaggistica, ambiente e difesa del suolo, nonché dagli organi statali di tutela, è semplicemente scandaloso.

La decisione del Governo non solo rischiava di compromettere un territorio prezioso per regalarlo a un privato, contribuendo persino alle spese legate a questa grave violazione di un paradiso oggi incontaminato, ma comprimeva gravemente le prerogative statutarie della Regione Sardegna in materia urbanistica e paesaggistica. Utilizzare le procedure semplificate previste dalla ZES per aggirare la pianificazione territoriale e paesaggistica vigente nell'isola è inammissibile. Le procedure speciali previste per gli investimenti strategici non possono tradursi in un indebolimento delle garanzie ambientali, paesaggistiche e delle competenze riconosciute alle autonomie territoriali.

L’interrogativo che ci dobbiamo porre è se davvero le procedure semplificate previste dalla ZES unica possano diventare uno strumento per bypassare le norme di tutela ambientale e paesaggistiche vigenti nelle regioni, nel caso particolare della Sardegna del Piano Paesaggistico Regionale approvato nel 2006 dalla giunta Soru e sopravvissuto pressoché indenne a numerosissimi attacchi di gruppi immobiliari che pretendevano di arricchirsi a scapito delle meravigliose coste sarde.

L’8 luglio 2026 il TAR si sarebbe dovuto pronunciare su questo pericoloso progetto di speculazione edilizia, una tappa importante per la salvaguardia del territorio e dell’autonomia della Sardegna, ma il 2 luglio c’è stato un colpo di scena: il Dipartimento per il Sud di Palazzo Chigi ha, infatti, revocato l’autorizzazione, così il TAR ha deciso di rinviare il pronunciamento nel merito al 17 febbraio del prossimo anno.

Le ragioni di questo annullamento, e del conseguente rinvio della pronuncia da parte del TAR, sono legate alla grande mobilitazione che c’è stata sul territorio contro il progetto speculativo. Il comune di Loiri si è visto costretto a revocare una deliberazione del Consiglio comunale che prevedeva la trasformazione dell’area di Cala Finanza da zona H di tutela integrale a zona F2 turistico-ricettiva. Conseguentemente è stata revocata l’autorizzazione unica. La società Tavolara Bay è ricorsa, a sua volta, ai tribunali, ritenendo di essere stata gravemente lesa. Vedremo come andrà a finire questa brutta vicenda, visto che nel frattempo sta emergendo che le trasformazioni (non autorizzate) dell’area risalirebbero almeno alla primavera del 2025.

Pensavamo che il Governo Meloni avesse deciso di penalizzare il Mezzogiorno, creando una ZES unica al posto delle zone economiche speciali esistenti, ma ci sbagliavamo: l’obiettivo è decisamente più preoccupante, visto quello che rischia di succedere in Sardegna, ma anche in altre regioni italiane come la Puglia.

Bisogna, quindi, capire come sia stato possibile per il Consiglio dei Ministri superare le valutazioni negative espresse dagli organi regionali e ministeriali competenti in materia di pianificazione territoriale, paesaggistica e ambientale, quali ne siano state le ragioni, quali le valutazioni. Nel rispondere a un'interrogazione che ho presentato confido che il Governo chiarisca quali iniziative intende assumere per garantire che gli investimenti turistici nelle aree costiere della Sardegna, ma anche nelle altre regioni del Mezzogiorno, avvengano nel pieno rispetto delle normative di tutela ambientale e paesaggistica e delle competenze attribuite alle Regioni, evitando che strumenti concepiti per favorire lo sviluppo economico si trasformino in un precedente suscettibile di compromettere l'integrità del patrimonio naturalistico e paesaggistico dei nostri territori.

La decisione del TAR del 17 febbraio non riguarderà, quindi, la sola regione sarda, ma tutti i territori italiani inclusi all’interno della ZES unica ed esposti a forte rischio di speculazioni immobiliari.

La giunta regionale della Sardegna, con in testa la Presidente Todde, è pronta a sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, ma ci dobbiamo augurare che questo scempio si fermi prima, grazie a una pronuncia del TAR che restituisca dignità e rispetto all’autonomia dei sardi e alla tutela di territori rimasti fino a oggi liberi da speculazioni e cemento.

L'esito di questa vicenda, che da questione urbanistica si è rapidamente trasformata in un caso giudiziario, avrà un rilievo che va ben oltre i confini della Sardegna. Se il progetto dovesse essere avallato, si rischierebbe infatti di legittimare un meccanismo capace di moltiplicare i casi di speculazione edilizia più spregiudicata non solo lungo le coste sarde, ma in tutti i territori del Sud Italia, interessati dalla ZES Unica del Mezzogiorno. Un precedente che potrebbe favorire il dilagare di nuovi e vecchi piani predatori su aree di particolare pregio ambientale, con conseguenze difficilmente reversibili per il paesaggio e per il governo del territorio.

Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa

Abbonati