Caivano, tra rilancio e repressione

Gli arresti per la “stesa” confermano l’efficacia delle forze dell’ordine, ma il disagio sociale resta il vero nodo da sciogliere

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ANSA

I 3 arresti di questa mattina per la “stesa” dello scorso settembre al Parco Verde di Caivano mostrano l’eccellente lavoro delle forze dell’ordine in territori sempre più etichettati come terre di camorra (nonostante il 99% della popolazione sia composta da persone perbene). È un dato di fatto e va sottolineato con forza. Ma l’altra faccia della medaglia mostra anche il crescente disagio sociale che caratterizza intere fasce di popolazione soprattutto nelle regioni del sud. Un gruppo di ragazzi che nella notte spara all'impazzata da un veicolo è la spia di come un malessere diffuso e la mancanza di alternative possano creare un terreno fertile per episodi di criminalità. Anche, e forse soprattutto, tra i più giovani.

La sicurezza urbana ancora oggi rappresenta il principio culturale che attesta la vivibilità di un comune. E al sud appare più evidente. La sicurezza percepita a Caivano, come a Foggia o Catania, può essere inferiore a quella percepita in altre regioni. Ma per risolvere questi fenomeni bisogna uscire dall'idea che "sicurezza = forze dell'ordine", abbandonando la logica secondo cui a episodi di criminalità si risponde con una militarizzazione del territorio. Per uscire da questa prospettiva è necessario che il governo inauguri una serie di politiche e pratiche in grado di rilanciare questi territori, a partire dalla centralità della scuola e dell'istruzione, dalla valorizzazione dell'educazione civica, dall'offerta ai giovani di alternative concrete. Una riforma culturale di una generazione è un processo lungo e complesso. Ma è l’unica storia possibile in una società sempre più impaurita dallo spettro delle organizzazioni criminali.

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