Burg sceglie “A Place for Us All”: la sfida per un Israele di tutti

L’ex presidente della Knesset entra nella lista e rilancia l’idea di uno Stato israeliano multietnico, oltre la divisione identitaria tra ebrei e arabi.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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Archivio Rinascita

Una scelta coraggiosa, controcorrente, come spesso gli è accaduto nella sua intensa vita politica. L’ex presidente della Knesset Avraham Burg entrerà a far parte della lista di “A Place for Us All” e si candiderà alla Knesset per conto del partito, come annunciato dallo stesso partito. Burg è stato in precedenza membro della Knesset per il Partito Laburista e ha ricoperto la carica di presidente dell’Agenzia Ebraica. Burg è il primo ex membro della Knesset a far parte della lista. «Non solo non sprecheremo voti, ma aggiungeremo due dimensioni al nostro schieramento in crescita: coloro che avevano perso ogni speranza a causa della corruzione e che improvvisamente ritrovano la speranza, e che verranno comunque a votare – specialmente gli elettori della comunità araba; e anche gli elettori ebrei che non hanno alternative tra le 50 sfumature di destra che vengono loro offerte». 

Chi scrive, nella quasi quarantennale frequentazione di Israele e della Palestina, ha avuto modo di conoscere e intervistare più volte Avraham Burg. Una persona di straordinario spessore culturale, di grande onestà intellettuale, che ha saputo rompere vecchi steccati identitari, che ha sempre anteposto il suo essere “israeliano” a quello di essere ebreo. Tant’è che si è battuto per una modifica di un immenso valore simbolico: scrivere sul passaporto “israeliano” e non ebreo o arabo...

Una battaglia che, per Burg, ha importanti conseguenze politiche: lavorare per e in un partito dove si vive e si coopera come israeliani, e non come ebrei o arabi. Un partito che prefigura una visione dello Stato, come Stato israeliano e non come Stato ebraico. Non è una differenza semantica, ma sostanziale. Uno Stato multietnico e multiculturale, che non si definisce sulla base di una identità condivisa e non divisiva.

Un recente sondaggio pubblicato da Haaretz assegna alla Joint List, la Lista unita dei partiti arabo-israeliani, 10 seggi alla Knesset, quinta forza parlamentare. La scelta di Burg, concordano gli analisti politici a Tel Aviv, potrebbe incrementare questo già incoraggiante risultato.

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