BRICS, il Sud Globale alla prova della geopolitica

Commercio, finanza e valute locali hanno rafforzato il blocco. La sfida è trasformare il suo peso economico in un’autentica capacità politica globale.

Antonio GuizzettiApprofondimenti
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ANSA

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Nel corso degli ultimi due decenni, i BRICS si sono trasformati da concetto di marketing finanziario e gruppo informale di cinque economie emergenti nella piattaforma di coordinamento più formidabile del Sud Globale, beneficiando dell’impegno costante di leader globali chiave come Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi. Tuttavia, il crescente appeal del blocco nel Sud Globale contrasta nettamente con la rappresentazione dominante occidentale, che spesso lo liquida come una casa divisa e un semplice luogo di discussione infruttuosa.

Questo disallineamento interpretativo deriva dal fatto che il mondo è entrato in una fase di transizione senza precedenti, nella quale le istituzioni tradizionali della governance globale nate a Bretton Woods stanno vacillando nell’adempiere alle loro responsabilità: le Nazioni Unite si dimostrano sempre più incapaci di proteggere gli Stati sovrani dalle ambizioni egemoniche dei Paesi più potenti; l’Organizzazione mondiale del commercio è sempre più disfunzionale; la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale restano del tutto inadeguati rispetto alle aspettative e alle necessità degli Stati emergenti.

In questo difficile contesto geopolitico, i BRICS offrono agli Stati del Sud Globale uno spazio strategico per socializzare con i pari, esprimere le loro crescenti preoccupazioni e tracciare una strategia comune di sviluppo. L’organizzazione si presenta fortemente eterogenea, comprendendo al proprio interno sistemi politici profondamente diversificati, che spaziano dalla democrazia all’autoritarismo, fino alla monarchia e alla teocrazia.

Allo stesso modo, le economie dei membri sono caratterizzate da una marcata asimmetria strutturale, evidente nel fatto che l’economia cinese, con un PIL nominale stimato intorno ai 20 mila miliardi di dollari, risulta superiore al PIL combinato di tutti gli altri Stati del blocco messi insieme, pari a circa 14 mila miliardi di dollari. Oltre alle discrepanze economiche e di potere, gli Stati dei BRICS non condividono un patrimonio storico, linguistico o culturale comune, il che rende la valutazione del gruppo attraverso un prisma esclusivamente occidentale analiticamente limitante e del tutto inutile.

Le domande più pertinenti che i Paesi avanzati devono porsi sui BRICS riguardano, piuttosto, quali interessi strategici e motivazioni condivise li uniscano nonostante queste profonde differenze e in che misura i BRICS siano effettivamente riusciti ad articolare, promuovere e plasmare l’agenda collettiva del Sud Globale.

L’evidenza storica dimostra che i BRICS non cercano affatto di creare un nuovo ordine mondiale di stampo rivoluzionario, ma mostrano un carattere riformista e un orientamento pluralista, identificandosi formalmente come un’organizzazione non occidentale e non come un blocco antioccidentale. Il fascino normativo del gruppo risiede in una politica che chiede a gran voce la democratizzazione delle istituzioni internazionali, la multipolarizzazione dell’ordine globale e la multilateralizzazione del Sud Globale, sostenendo fermamente le norme del rispetto della sovranità, della non interferenza negli affari interni e di una cooperazione civile e politica rigorosamente non militaristica.

La creazione di due istituzioni finanziarie proprie, ovvero la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e il Contingent Reserve Arrangement (CRA), si è rivelata una svolta fondamentale. La NDB ha finanziato oltre 120 progetti infrastrutturali sostenibili, per un costo complessivo di circa 39 miliardi di dollari, ampliando nel tempo la propria adesione anche a Paesi non facenti parte del nucleo originario dei BRICS.

Inoltre, questa istituzione ha impegnato una quota significativa dei suoi finanziamenti direttamente in valute locali. Il suo più grande vantaggio politico risiede nel fatto che, a differenza dei prestiti del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, l’accesso al credito non è accompagnato da severe condizionalità strutturali. Sebbene l’importo aggregato dei finanziamenti sia ancora piccolo rispetto a quello delle istituzioni tradizionali, esso rappresenta comunque una preziosa fonte alternativa di finanziamento per i Paesi del Sud Globale.

La rilevanza dei BRICS per le economie in via di sviluppo può essere misurata anche dalla crescita esponenziale del commercio intra-BRICS, con il blocco che rappresenta ormai oltre il 20 per cento del commercio globale totale, per una cifra di circa 10 mila miliardi di dollari. Gli scambi interni sono cresciuti in modo vertiginoso, passando dagli 84 miliardi di dollari del 2003 ai circa 1.170 miliardi registrati nel 2024, grazie a tariffe più basse, alla complementarità delle risorse e all’eliminazione dei vincoli logistici nelle catene di approvvigionamento.

Un altro contributo fondamentale dei BRICS risiede nello sviluppo di meccanismi di commercio in valute locali volti a ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense. Un processo visibile nei canali di scambio Russia-Cina, Cina-Brasile, India-Russia e India-Emirati Arabi Uniti, che viene progressivamente adottato anche da altri Paesi per ridurre l’esposizione alle crisi di liquidità del dollaro e agli shock della politica monetaria della Federal Reserve.

Questa tendenza protettiva ha alimentato un intenso dibattito globale sulla de-dollarizzazione e sulla considerazione di una valuta comune dei BRICS, sebbene rimanga altamente improbabile che il blocco riesca a sviluppare una moneta unica nel breve o medio termine, a causa delle divergenze strutturali tra le rispettive banche centrali.

Infine, i vertici dei BRICS offrono un’opportunità diplomatica unica per Paesi come il Brasile, la Cina e l’India, consentendo loro di posizionarsi come voci leader del Sud Globale e di fungere da ponte strategico tra le nazioni occidentali e le economie in via di sviluppo. Pechino, Nuova Delhi e Brasilia sono riuscite finora a garantire la partecipazione di tutti i leader chiave, trasformando queste conferenze in un palcoscenico di legittimazione sistemica alternativo ai consessi a trazione occidentale. L’ottenimento di dichiarazioni congiunte stabili rappresenta il consolidamento di questo contropotere normativo.

Sebbene il focus operativo immediato rimanga saldamente concentrato sull’avanzamento della cooperazione tecnologica e dello sviluppo economico, il vero banco di prova per la maturità e la tenuta del blocco risiederà nella sua capacità di emanciparsi da un ruolo puramente rivendicativo ed economico per farsi arbitro geopolitico globale.

La sfida decisiva si gioca sulla reale attitudine a elaborare meccanismi vincolanti ed efficaci per la risoluzione dei complessi conflitti transnazionali che infiammano scenari critici come l’Ucraina e il Medio Oriente, attorno all’asse strategico dell’Iran. Su questo terreno, i BRICS possiedono ormai la massa critica e la leva diplomatica necessarie per incidere, ma la transizione da un potenziale teorico a un’architettura di sicurezza effettiva dipenderà interamente dalla volontà dei suoi membri di allineare i rispettivi interessi nazionali in un intento politico collettivo e vincolante.

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BRICS e Sud Globale: economia, commercio e geopolitica - Rinascita