Bolsonaro, il patriota in fuga
Dopo la sconfitta con Lula, Flávio Bolsonaro sceglie la fuga verso gli Stati Uniti. Sul Brasile resta l’ombra delle ingerenze di Trump.

ANSA
Dopo aver annunciato al mondo di non voler riconoscere la vittoria di Lula e aver dichiarato al Brasile di essere pronto a guidare l’opposizione, Flávio Bolsonaro, in piena continuità e coerenza con l’esempio paterno, ha deciso di scappare, con un passaporto italiano, in direzione Stati Uniti, dove il presidente Trump ha già dichiarato di essere pronto a concedergli visto e asilo politico. Il perché della fuga, probabilmente, è da ricercare nelle inchieste sui fondi illeciti di cui avrebbe beneficiato e che avevano portato il giudice Moraes a richiedere la confisca del passaporto e il divieto di espatrio.
Lapidario il commento del presidente Lula: «Gli USA sono la loro (dei Bolsonaro) patria», memore della fuga di Jair Bolsonaro a pochi giorni dal suo insediamento l’8 gennaio del 2023, non senza aver sobillato i suoi sostenitori che assaltarono il palazzo presidenziale, il Congresso e la Corte suprema di Brasilia. Stavolta sono bastati due giorni a Flávio per decidere di scappare e il copione sembra ripetersi.
Il contesto, però, è diverso: la presenza alla Casa Bianca di Donald Trump, infatti, non sposta semplicemente a destra il piano delle relazioni politiche, ma riporta l’agire americano in Sud America ai tempi delle ingerenze di Kissinger, se possibile in modo più smaccato e tracotante: basti pensare a quanto accaduto in Venezuela e a quanto sta patendo Cuba.
Lula ha vinto e giustamente i progressisti di tutto il mondo festeggiano, ma l’impressione è che la partita per la tenuta e la libera autodeterminazione del Brasile sia ancora in corso. Nel dubbio, vamos lá, presidente Lula.
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