Bilancio UE 2028: La sfida per un’Europa solidale oltre i vincoli di cassa

Il nuovo bilancio europeo rischia di sacrificare coesione, welfare, servizi e territori in nome dell’efficienza contabile e della condizionalità macroeconomica.

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ANSA

La conclusione dei lavori del Consiglio europeo di metà giugno lascia in eredità un cantiere aperto, quello del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034. Mentre a Bruxelles si discute di architetture di spesa e nuove procedure di governance, per molti osservatori è tempo di porre una domanda cruciale: questo bilancio sarà in grado di rispondere al malessere sociale che attraversa l’Unione europea o si limiterà a essere un raffinato strumento di contabilità analitica?

La trappola dell'efficienza a scapito della giustizia

L'idea di snellire la struttura del bilancio europeo, accorpando decine di programmi in un unico quadro, è stata presentata come una vittoria della modernizzazione. Tuttavia, dietro questo esercizio di "pulizia burocratica" si celano insidie di portata politica non trascurabile. L'integrazione di fondi storici — che in passato hanno rappresentato il baluardo contro le disparità regionali e il sostegno essenziale al mondo rurale — in macro-aree di spesa più ampie rischia di deprimere ruolo e funzioni delle politiche di coesione. Il pericolo, che molti temono, è che questa operazione di sintesi venga utilizzata per operare una riduzione reale delle risorse destinate al welfare e allo sviluppo territoriale. L’Unione Europea apparentemente più smart rischia di diventare una Unione minima. Non si può permettere che la ricerca di un'agilità procedurale abbia ricadute in termini di tutele sociali sulle quali deve concretamente declinarsi il sogno dell’Europa sociale che pure fu animato da Padri illuminati.

L'ombra della condizionalità macroeconomica

Un punto critico su cui è necessario mantenere alta l'attenzione riguarda il legame, sempre più insistente, tra accesso ai fondi e rispetto di rigidi parametri di austerità. L'idea di far prevalere come una imposizione la cosiddetta "condizionalità macroeconomica" appare come un ritorno a logiche del passato, già ampiamente superate dai fatti.

Mortificare le aspettative di territori che attraversano difficoltà economiche, riducendo loro risorse essenziali in nome di un rigore fiscale che prescinde dalla realtà sociale, significa alimentare l'euroscetticismo e dare forza a chi cavalca la paura. La priorità per il prossimo settennato deve essere la protezione del potere d'acquisto, la garanzia di un tetto dignitoso per tutti e la tenuta dei servizi pubblici, non solo la rincorsa a un pareggio di bilancio che sacrifica il benessere collettivo sull'altare di tecnicismi contabili.

NRP: Nuovi strumenti, vecchie minacce

Il passaggio ai National and Regional Partnership Plans (NRP) segna un cambio di rotta significativo nella gestione dei finanziamenti. Se è vero che centralizzare la regia può aiutare a evitare la frammentazione, è altrettanto vero che questo processo rischia di trasformare il rapporto tra le regioni e Bruxelles in una dinamica troppo rigida.

Il sistema basato esclusivamente su milestones e indicatori di performance, se non equilibrato da una visione profondamente sociale, rischia di diventare una "gabbia" per le amministrazioni locali. I territori non devono essere valutati solo per la velocità di esecuzione di un obiettivo numerico, ma per la capacità di migliorare, realmente, la vita delle proprie comunità. Lo Stato deve agire come un ponte, non come un filtro che soffoca la vitalità delle politiche di prossimità.

Un appello alla coerenza

In vista dei negoziati decisivi che segneranno la seconda metà di quest’anno, serve un cambio di passo. L’Unione europea che non mette la giustizia sociale al centro della propria pianificazione finanziaria è un'Unione che appare come rinunciataria riguardo la sua missione più nobile. Le risorse per affrontare le crisi future esistono; ciò che va perseguita è la volontà politica di attingerne tramite entrate proprie, coraggiose e innovative, evitando di gravare ulteriormente sui bilanci nazionali. Il bilancio del 2028 non deve essere solo un foglio Excel ben compilato, ma la promessa concreta di un'Unione europea che non lascia nessuno indietro.

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